Sette anni di reclusione per Vittorio Cecchi Gori. È questa la richiesta di condanna del pubblico ministero, Stefano Rocco Fava, per il fallimento della società Safin cinematografica Spa, avvenuto nel febbraio del 2008. Le richieste di condanna, su cui i giudici si pronunceranno il prossimo 1° febbraio, coinvolgono anche altri sei imputati: il pm ha chiesto cinque anni per Luigi Barone, braccio destro di Cecchi Gori, quattro ciascuno per Edoardo De Memme ed Ettore Parlato, liquidatori della società; quattro anni anche per Giorgio Ghini, ex presidente del collegio sindacale; e tre anni e mezzo ciascuno per i componenti del collegio sindacale della Safin, Vittorio Micocci e Alessandro Mattioli.
Agli imputati è stata contestata una responsabilità nel fallimento della Safin, che subì una bancarotta da 24 milioni di euro. Ciò fu possibile attraverso lo spostamento del patrimonio societario nelle casse di altre imprese riconducibili a Cecchi Gori. Lo svuotamento, secondo l'accusa, avvenne tramite il passaggio di quote azionarie, di denaro nonché di noti cinema capitolini come il Multisala Adriano, Atlantic il Gregory, il Roma, l'Ambassade, il Royal e il Reale.