Crolla (e anche piuttosto velocemente) il muro di omertà che copriva gli scandali degli appalti per Expo 2015. Sono infatti bastati quattro giorni e l’inizio degli interrogatori di garanzia perché arrivassero le prime ammissioni di responsabilità. A rompere il silenzio, e la lealtà implicita alla “cupola”, sono l’imprenditore vicentino Enrico Maltauro, peraltro già con un precedente nel caso Tangentopoli di Milano, e l’ex General Manager di Expo2015 Angelo Paris. Ai magistrati, infatti, Maltauro ha ammesso di aver pagato, tra fatturazioni e contanti, almeno 350/400 mila euro, versati sia a Gianstefano Frigerio, ex parlamentare Dc, sia a Sergio Cattozzo, ex Udc e attuale membro di Ncd. Quest’ultimo viene indicato da Maltauro come il suo “lobbista”. Stando infatti alla ricostruzione dei fatti rilasciata dall’imprenditore, a tirare le fila degli accordi non erano i partiti, come nel caso Tangentopoli, ma un pluralismo di centri di potere parcellizzati, per avvicinare i quali occorreva avere un lobbista di riferimento. Nel caso specifico, appunto, Cattozzo. Maltauro ha però sostenuto di ignorare il carattere eventualmente illecito del lobbismo di Cattozzo. Ancora più lunga (si parla di oltre due ore) la deposizione di Paris, conclusasi con le dimissioni dello stesso. Il suo avvocato, Luca Troyer, ha spiegato che Paris «si è dichiarato estraneo alla cupola degli appalti, ma siccome è una persona responsabile ha ammesso di aver fatto degli errori. Ha ammesso alcune responsabilità giudiziarie, ma non di far parte di un'associazione a delinquere: si è fidato delle persone sbagliate». L’ex general manager di Expo2015 avrebbe dunque dichiarato la propria responsabilità per alcune rivelazioni di notizie e per le turbative d’asta, sottolineando però che questi errori sarebbero stati commessi non per propria volontà: sarebbe stato il contesto a spingere a queste azioni, pena il rischio di essere indicato come il responsabile dei ritardi e dell’eventuale fallimento di Expo. Quanto a Cattozzo, il mediatore si è avvalso della facoltà di non rispondere. Tuttavia è emerso che, durante l’arresto di giovedì, Cattozzo avesse cercato di nascondere nelle mutande alcuni post–it presenti nella sua agenda. Il diretto interessato sostiene che la sua sia stata una reazione dettata dal panico, ma pare che i post-it riportino davvero la contabilità dei soldi ricevuto da Maltauro.