Il rendering di Palazzo Italia © Nemesis & Partners

Con il grande concerto di Piazza Duomo a Milano si apre ufficialmente il semestre di Expo 2015. Un traguardo che fino a pochi mesi fa, anche per lo stato dei lavori, sembrava molto lontano. Oggi, anche grazie a un corsa contro il tempo e a un ritmo serrato nei lavori degli operai, si è riuscito a recuperare parte del tempo perso, e all’inaugurazione del sito di Rho Fiera, buona parte dei padiglioni – se non tutti – saranno ultimati; almeno è quanto è stato assicurato dai vertici della società di Expo 2015.

Anche attraverso la nostra rivista, in questi mesi abbiamo cercato di raccontarvi cosa e come sarà Expo 2015 (a questo link potete scaricare un Pdf che riassume le pagine dedicate a Expo da Business People ). Chi scrive è convinto che Expo sia una grande opportunità per il Paese, un volano per l’economia, per il turismo e per l’immagine dell’Italia nel mondo. Ma la ripresa economica, del turismo e del “brand Italia” non dipende da Expo, ma da come sapremo sfruttare la vetrina dell’Esposizione universale. Il negoziante che nei prossimi mesi preferirà chiudere per ferie, anziché offrire i propri prodotti e servizi ai milioni di visitatori in arrivo, non potrà lamentarsi della mancata ripresa economica; se gli alberghi resteranno vuoti la colpa sarà di chi non avrà saputo comunicare al meglio la propria offerta o rispondere alle esigenze dei turisti in arrivo.
Se volessimo fare un bilancio di questo evento che, ricordiamo, non finirà domani ma durerà per i prossimi sei mesi (e buona parte del successo di Expo dipenderà da come saranno gestite le prossime settimane), potremmo rifarci a quanto scritto recentemente da Marco Cobianchi: E' un evento mondiale che probabilmente finirà per non raggiungere gli obiettivi originari, forse farà perdere soldi all’Italia, forse i posti di lavoro aggiuntivi non saranno 191 mila, ma alcune decisioni di natura politica devono prescindere da valutazioni economiche. Perché se ogni decisione politica dovesse avere come principio informatore la convenienza, e solo quella, potremmo tranquillamente sostituire i rappresentanti dei cittadini in Parlamento con dei calcolatori tascabili che, peraltro, non devono essere pagati ma necessitano solo, saltuariamente, del cambio delle batterie.

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Un calcolatore non può stabilire (anche se sono certo che da qualche parte in Bocconi hanno già redatto un modello matematico alla bisogna) di quanto aumenta il prestigio internazionale, di quanto cresce la fiducia dei cittadini nelle capacità del proprio Paese, di quanto salga la considerazione internazionale verso l’Italia derivante da un’eventuale successo dell’Expo. L’errore è di non dire chiaramente che l’Expo chiuderà in perdita, ma andava fatto lo stesso. (…)se una cosa ha un valore solo se fa guadagnare, che ce ne facciamo della ragione? Se il principio informatore di ogni decisione è la matematica, non faremmo molte cose che invece svolgiamo ogni giorno. Se lasciassimo ai professori ogni decisione sul cosa fare e cosa non fare, risulterebbe che perfino vivere ha un costo che non vale l’investimento”.