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Domenico Dolce e Stefano Gabbana

«Il fatto non sussiste». Con questa motivazione il gup di Milano, Simone Luerti, ha prosciolto Domenico Dolce e Stefano Gabbana dalle accuse di truffa ai danni dello Stato e infedele dichiarazione dei redditi, per una presunta evasione fiscale di circa un miliardo di euro, avvenuta tra il 2004 e il 2005. Assolti anche gli altri cinque imputati tra cui Alfonso Dolce, fratello di Domenico.
Il pm milanese Laura Pedio lo scorso ottobre aveva chiesto per tutti gli imputati il rinvio a giudizio, ipotizzando per i due stilisti la responsabilità di dichiarazione dei redditi infedele per un imponibile di 416 milioni ciascuno (a cui si aggiungevano circa 200 milioni di imponibile riferibile alla società) e concorso in truffa ai danni dello Stato in relazione alla presunta esterovestizione della capogruppo D&G. I fatti per quali erano stati ipotizzati i reati risalivano a circa tre anni prima, al periodo compreso tra il 2004 e il 2005, quando la maison di moda aveva ceduto tutti i marchi del gruppo a una società in Lussemburgo, la Gado sarl (acronimo di Gabbana e Dolce), controllata dalla Dolce & Gabbana Luxembourg, per 360 milioni di euro. Secondo l’accusa attraverso questa operazione non solo i proventi, derivanti dallo sfruttamento del brand, sarebbero stati indebitamente tassati fuori dall’Italia – e sottoposti a un regime fiscale decisamente più favorevole (in Lussemburgo il prelievo fiscale sui profitti si attesta intorno al 3%) –, ma la cessione stessa del marchio sarebbe stata effettuata a un prezzo nettamente inferiore al valore di mercato (che superava allora i 700 milioni di euro) generando, così, un risparmio di imposte.