Diritto d'autore: l'Europa chiamata al voto

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La questione diritto d’autore nel mercato unico digitale torna alla ribalta all’Europarlamento. Dopo che a luglio i deputati avevano bocciato il testo della nuova legge sul copyright, ora la plenaria è chiamata a valutare una nuova proposta. “Adesso o mai più”, ha dichiarato la Commissione europea. Ma il clima non sembra essere dei migliori. Fra emendamenti, lobby e appelli, infatti, la battaglia si preannuncia durissima. Del resto, gli interessi in campo sono enormi. Due le fazioni principali. Da una parte sono schierate centinaia di eurodeputati, appoggiati dai colossi del digitale, Google e Facebook in primis, e da una buona parte dell’opinione pubblica, secondo cui “è in gioco la libertà di Internet”. Dall’altra, invece, ci sono altre centinaia di deputati, sostenuti dai settori della musica, dei film e dell’informazione, che pensano che a essere in pericolo, a causa delle minacce dalle nuove tecnologie e dai giganti americani di Internet, sia “il futuro del giornalismo e degli autori”.

Gli articoli sul diritto d’autore più discussi

A far discutere sono soprattutto due articoli del testo sui diritti d’autore nel mercato unico digitale elaborato dalla commissione Affari giuridici dello stesso Parlamento europeo. Innanzitutto, l’articolo 11, che prevede una specie di “tassa sui link” alle notizie, che in pratica consentirebbe agli editori di chiedere un pagamento di diritti alle piattaforme online e agli aggregatori che condividono una notizia pubblicata. Il secondo è l’articolo 13, che attribuirebbe alle piattaforme la responsabilità di eventuali violazioni del diritto d’autore dei contenuti che ospitano e le inviterebbe ad adottare filtri per il caricamento dei contenuti coperti da copyright. Si teme, infatti, che questa norma possa portare a forme di censura preventiva.
Ora però sono stati avanzati degli aggiustamenti. Per quanto riguarda l’articolo 11, il relatore del provvedimento, Aexl Vos, ha proposto di riconoscere “il legittimo uso privato e non commerciale di pubblicazioni stampa da parte di utenti individuali”, di non far pagare i diritti “per i soli hyperlinks che sono accompagnati da parole individuali” e di escludere qualsiasi “effetto retroattivo”.  E per l’articolo 13 ha proposto, invece, di limitare l’obbligo di concludere accordi con i detentori di copyright e l’imposizione di filtri solo a “fornitori di servizi che condividono contenuto online”. Non resta che aspettare per vedere se questi compromessi saranno sufficienti.