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L’equipaggio della missione Mars 500

Anche se un vero viaggio verso Marte comporterebbe numerose variabili in più da considerare (dalle radizioni spaziali agli effetti della prolungata assenza di gravità) la missione Mars 500, organizzata dall’ESA con la collaborazione del Russian Institute for Biomedical Problems, può essere considerata un successo.
Sei “marsonauts” o “martonauti” (per coniare un neologismo italiano) hanno trascorso 520 giorni (17 mesi) all’interno di un modulo situato in un complesso vicino a Mosca. L’obiettivo era di valutare la condizione psicologica e gli effetti psicofisici che un isolamento così prolungato in uno spazio ristretto avrebbe causato. Rispetto ad un tentativo di 420 giorni compiuto in precedenza, conclusosi con un diverbio fisico tra due membri dell’equipaggio e con uno spiacevole incidente legato alle avances non ricambiate di un membro dell’equipaggio verso una componente femminile del team, i sei uomini della recente missione ESA si sono tutti detti entusiasti dell’esperienza ed ansiosi di intraprendere un vero viaggio interplanetario verso il Pianeta Rosso.
Tra i membri dell’equipaggio, provenienti da Paesi europei ed asiatici, era presente anche Diego Urbina. “Sono onorato di aver preso parte a questa sfida così significativa – ha detto il ventiseienne italo-colombiano (residente a Torino) all’uscita dal modulo - insieme a cinque delle persone più professionali, amichevoli e dedicate con cui abbia mai lavorato”.

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Durante i 17 mesi dell’esperimento, l’equipaggio è stato isolato all’interno di un complesso formato da 4 moduli interconnessi, dove l’unico svago è stata una breve camminata in una stanza con pavimento sabbioso per simulare la superficie marziana e tutte le comunicazioni con l’esterno subivano un ritardo di circa 20 minuti, come accadrebbe per ogni trasmissione tra la Terra e Marte.
Purtroppo una vera missione verso Marte rimane ancora un lontano miraggio per l’umanità. Le problematiche legate agli effetti dell’assenza di gravità sul corpo umano sono ancora ben lungi dall’essere risolte. Al momento la NASA ha, di fatto, deciso di assegnare a privati i contratti per i viaggi umani verso l’orbita terrestre e la ISS e concentrare i propri sforzi su progetti che spaziano dalla costruzione di una base lunare ai viaggi interplanetari proprio verso il pianeta che più assomiglia al nostro. Eppure questo obiettivo non verrà raggiunto, secondo le stime più ottimiste, prima del 2035. Difficile che i membri del team Mars 500 possano avere l’opportunità di provare “the real thing”.