In Italia esistono oltre 8 mila diversi regolamenti edilizi; ogni comune ha il proprio, e molti risalgono agli anni Trenta. Per questo il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia è intervenuta sul tema: presto arriverà un modello unico valido in tutto il Paese, in grado di disciplinare la questione e passare oltre i numerosi fraintendimenti cui una regolamentazione così frammentaria può dare adito.

LESSICO UNICO. In attesa dell’accordo, il Ministero ha intanto provveduto a divulgare un lessico ufficiale che possa guidare nella definizione dei vari immobili: solo 42 voci, allegate allo schema tipo di regolamento edilizio, per stabilire il significato degli elementi architettonici da normare (cos’è davvero una veranda, una tettoia, un balcone, eccetera) e, nello stesso tempo, combattere l’abusivismo stabilendo delle regole chiare e universalmente note. Tale lessico è pronto da febbraio, anche se i lavori per elaborarlo sono diretta conseguenze dello “Sblocca Italia” del lontano 2015, velocizzato grazie alla spinta arrivata con l’Agenda per la Semplificazione 2015.

VERSO LO SCHEMA TIPO. Il lessico ufficiale darà una definizione univoca a voci sensibili quali superficie, indice di edificabilità o altezza, risolvendo ambiguità di lessico e dettando la via per una legislazione unica dell’edilizia. Al mini-vocabolario seguirà dunque lo schema tipo che i Comuni dovranno applicare per riformare il proprio regolamento edilizio. Una rivoluzione, questa, che si è resa davvero necessaria, nel caos che regna in tale ambito: il Ministro Madia ha infatti posto in evidenza la gravità del problema, sottolineando come «ogni regolamento edilizio comunale detta definizioni diverse, perfino la nozione di superficie e il modo di calcolarla cambia da un comune all'altro». La discussione che porterà all’approvazione dello schema servirà al Ministero anche per stabilire cosa resterà a discrezione delle amministrazioni locali.