Fiducia nelle aziende, ma non in chi le guida. È questo uno degli aspetti che emerge dalla 17esima edizione dell’Edelman Trust Barometer, indagine globale sulla fiducia nei confronti di media, governo, aziende e associazioni condotta annualmente dall’agenzia di relazioni pubbliche Edelman su un campione rappresentativo di 33 mila persone in 28 Paesi. In generale, l’indice globale ha perso 3 punti rispetto alla scorsa edizione (da 50 a 47 punti), calando in 21 dei 28 Paesi presi in esame. L’Italia non fa eccezione anche se ha perso un solo punto passando da 48 a 47 ed è secondo in Europa dopo l’Olanda, con i media e le aziende che perdono fiducia (in calo di due punti rispetto allo scorso anno) mentre migliorano la propria posizione (un punto guadagnato) associazioni non governative e governo.

Edelman Trust Barometer 

Prima di presentare i 10 grandi cambiamenti evidenziati dall’Edelman Trust Barometer 2017, approfondiamo uno degli aspetti più interessanti della ricerca, già accennato a inizio articolo: se scala globale si registra il crollo della fiducia nei confronti degli amministratori delegati, che perdono ben 12 punti (10 in Italia). Una crisi notevole, si evidenzia nella ricerca, se si pensa che in Italia solo il 28% del campione pensa che gli amministratori delegati siano credibili (al di sotto della media globale del 37%) con i rappresentanti delle istituzioni credibili per il 30% del campione, in linea con la media globale ma in calo di 6 punti rispetto all’anno precedente. Pochissima fiducia nell’a.d., quindi, ma tante speranze nei confronti del business e delle aziende: l’Italia è il secondo paese in Europa con maggior fiducia nel business dopo l’Olanda. Il 78% degli italiani infatti crede che le aziende possano compiere azioni specifiche mirate non solo al profitto ma anche alla crescita economica e sociale delle comunità in cui operano e il business è la categoria con maggiore fiducia tra gli italiani che sono incerti sul corretto funzionamento del sistema.

Non manca però la diffidenza: tre italiani su cinque sono contro gli accordi di libero scambio perché danneggiano i lavoratori locali, il 77% pensa che si debbano privilegiare gli interessi nazionali a scapito di quelli del resto del mondo e addirittura l’84% pensa che il governo debba proteggere i lavoratori e l’industria locale anche se questo comporta una crescita più lenta dell’economia. Gli italiani chiedono anchecontrolli più severi per le aziende: il 90% del campione chiede per esempio maggiori regole per l’industria farmaceutica e il 70% non è d’accordo sul fatto che le riforme dei mercati finanziari abbiano aumentato la stabilità economica. Se si considera la paura di perdere il lavoro, la prima motivazione è il trasferimento verso Paesi con costo del lavoro più basso (87%), al secondo posto i competitor stranieri e solo al terzo posto gli immigrati con il 67%. Da rilevare che in Italia il 68% crede che la globalizzazione non stia andando nella direzione giusta, un dato nettamente superiore al 50% della media globale.