© ESO/M. Kornmesser

Visione artistica delle galassie primordiali nel primo miliardo di anni dopo il Big Bang, quando l’universo era ancora parzialmente avvolto nella nebbia di idrogeno neutro che assorbiva la radiazione ultravioletta

12,9 miliardi di anni fa. È questo il periodo al quale risalgono le galassie studiate da un gruppo di ricercatori italiani dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica). Uno studio molto importante, condotto grazie al Very Large Telescope ESO e al telescopio spaziale Hubble, grazie al quale i ricercatori hanno ottenuto, per la prima volta l’evidenza che questi oggetti così remoti sono ancora parzialmente avvolti nella “nebbia primordiale” composta da idrogeno neutro che ha permeato l’Universo per centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. Le accurate misure hanno permesso anche di ricostruire per la prima volta l’evoluzione temporale del processo noto come reionizzazione, che circa 13 miliardi di anni fa ha dissolto quella stessa “nebbia primordiale”. Per ottenere questi eccezionali risultati, il team di scienziati ha intrapreso una lunga e complessa serie di osservazioni, condotte nell’arco di tre anni, che hanno coinvolto il grande telescopio da 8,2 metri dell’ESO sulle Ande cilene. Grazie ad esso è stato possibile ottenere le migliori osservazioni spettroscopiche delle più antiche galassie nell’universo, alcune delle quali già individuate dal telescopio spaziale Hubble. Osservazioni che hanno permesso di calcolare con precisione la loro distanza e la quantità di radiazione ultravioletta assorbita. «Nel nostro lavoro abbiamo vestito un po’ i panni degli archeologi» ha commentato Adriano Fontana, dell’INAF, che ha coordinato il progetto di ricerca. «Con i telescopi a nostra disposizione siamo riusciti a gettare lo sguardo direttamente sul passato remoto del nostro universo e osservare la debolissima luce proveniente da galassie che si trovavano in epoche differenti dell’evoluzione cosmica».