Osca Farinetti a New York

Al numero 200 della Fifth Avenue, all’angolo con Broadway è stato inaugurato nella notte Eataly New York, quello che si propone essere il nuovo tempio del gusto italiano d’Otreoceano.
All’inaugurazione la platea è quella dei grandi eventi, oltre al sindaco di New York, Michael Bloomberg, a cui è andato l’onore del taglio del nastro - fatto rigorosamente di pasta tricolore da un lato e a stelle e strisce dall’altro - l’arcivescovo di New York Timoty Dolan, “Mr Eataly” Oscar Farinetti, e Carlo Petrini, fondatore e anima del movimento “Slow Food”. E poi il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e i suoi colleghi di Alba, Bra, Barolo e Novello, nonché il presidente della regione Liguria - è fissata per il prossimo anno l’apertura di Eataly Genova - Claudio Burlando.
La sede di Eataly New York occupa un edificio storico, di fine Ottocento, alto 15 piani che si affaccia sulla Madison Square. Con i suoi 7000 metri quadrati di superficie, 8 ristoranti tematici e 600 posti a sedere Eataly si configura come vero e proprio tempio del mangiar bene, che qui sembra diventare religione.
La filosofia e la formula del progetto sono quelle consolidate degli altri store a partire da quello di Torino: da un lato l’offerta di prodotti della migliore tradizione enogastronomica italiana, sia sotto forma di distribuzione che sotto forma di opportunità di ristorazione, dall’altro tutto un discorso impostato sulla didattica e articolato in corsi di cucina, degustazioni, corsi sulla conservazione corretta dei cibi e didattica per i bambini. Insomma vendere e cucinare cibi buoni e sani, educando nel contempo alla buona tavola.
Con i 25 milioni di dollari investiti per il progetto Eataly ha intenzione di sbancare la Grande Mela, 6 milioni sono i visitatori previsti all’anno, che saranno attirati dalla possibilità di assaporare il meglio della tradizione culinaria italiana: dai dolci, non mancheranno il tiramisù e la panna cotta, agli affettati, dalle carni ai formaggi, dalla mozzarella, prodotta al momento in store, al pane sformato caldo dall’unico forno a legna di Manhattan.
Se Bloomerg ha ringraziato Eataly per “aver portato qui il cibo migliore d’Italia” creando nel contempo “300 posti di lavoro in questa città” anche Farinetti sottolinea come il progetto sia un ponte tra l’Italia e Stati Uniti “dall’Italia portiamo l’eccellenza che merita di traversare l’Atlantico, per il resto valorizziamo la produzione locale che lo merita: dall’ortofrutta alla carne al pesce”.
E, se “anche le uove devono essere di galline felici” che sia Eataly per tutti…