Superata la velocità della luce. Adesso è ufficiale i neutrini viaggiano ad una velocità di circa 60 nanosecondi superiore a quella della luce,il limite (o almeno quello finora ritenuto tale) della velocità del cosmo.

La sensazionale scoperta arriva dall’esperimento Opera che dal 2008 è impegnato ad analizzare il fascio di neutrini (le particelle più effimere che si conoscano) che dal Cern di Ginevra vengono regolarmente lanciati verso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Nei tre anni osservati in tutto oltre 15mila neutrini che, dopo essere stati prodotti dall’acceleratore del Cern Super Proton Synchrotron , percorrono i 730 chilometri che separano Ginevra dal Gran Sasso. Analizzando i dati raccolti i ricercatori sono arrivati alla conclusione che i neutrini battono di circa 20 parti per milione i 300mila chilometri al secondo ai quali viaggia la luce. Ovvero impiegano 2,4 millisecondi per coprire la distanza, con un anticipo di 60 miliardesimi di secondo rispetto alla velocità attesa.

La distanza tra l’origine del fascio di neutrini e il rivelatore Opera è stata misurata con un’incertezza di 20 centimetri (sui 730 chilometri del percorso) e il tempo di volo dei neutrini è stato determinato con una precisione di meno di 10 nanosecondi. Utilizzati strumenti molto sofisticati, quali sistemi Gps progettati appositamente per l’esperimento e orologi atomici.

Una scoperta a dir poco rivoluzionaria che, se confermata, smentirebbe anche la teoria della relatività ristretta di Einstein dalla quale discende tutta la fisica così come oggi la conosciamo. Anche i ricercatori ne sono consapevoli, il Cern stesso rileva in una nota che «considerando le straordinarie conseguenze di questi dati, si rendono necessarie misure indipendenti prima di poter respingere o accettare con certezza questo risultato. Per questo motivo la collaborazione Opera ha deciso di sottoporre i risultati a un esame più ampio nella comunità». Insomma bisogna verificare che nessun errore, capace di viziare i risultati, sia stato commesso. Come ha ammesso il direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci: «Quando un esperimento si imbatte in un risultato apparentemente incredibile e non riesce a individuare un errore sistematico che abbia prodotto quella misura, la procedura standard è sottoporlo a una più ampia indagine. Se questa misura fosse confermata – ha aggiunto Bertolucci – potrebbe cambiare la nostra visione della fisica, ma dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, più banali, spiegazioni. Ciò richiederà misure indipendenti».

Opera è stato ideato ed è condotto da un team di ricercatori provenienti da Belgio, Croazia, Francia, Germania, Israele, Italia, Giappone, Corea, Russia, Svizzera e Turchia. L’esperimento costituisce una complessa impresa scientifica realizzata grazie alla maestria di un gran numero di scienziati, ingegneri, tecnici e studenti, e con il forte impegno dei vari attori del progetto. In particolare si segnalano i LNGS / INFN, i laboratori del Cern, e il sostegno finanziario di Italia e Giappone con il contributo sostanziale di Belgio, Francia, Germania e Svizzera.