Pacchi di cocaina sequestrati dalle Forze dell'ordine © Getty Images

Già a partire dal 2014, nel calcolo del Pil usciranno le spese per ricerca e sviluppo (ora considerate forme di investimento, anziché costi), ed entreranno le attività illegali. Ad annunciare il cambio di paradigma, valevole in tutti i Paesi Ue, è stato l’Istat. L’istituto ha chiesto il ''necessario superamento di riserve relative all'applicazione omogenea tra paesi Ue degli standard già esistenti'', appellandosi al principio secondo il quale “le stime devono essere esaustive, cioè comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico''.

Poiché però le attività illegali sono, per definizione, sommerse, si è deciso di superare la difficoltà di rilevamento circoscrivendo il campo a tre settori: il traffico di sostanze stupefacenti, i servizi della prostituzione e il contrabbando (di sigarette o alcol). Solo questi, dunque, verranno inseriti nella stima dei costi, e dunque nel Pil. Si ipotizza che l'aggiornamento potrebbe portare per l'Italia a un rialzo del Pil tra l'1% e il 2%.