Dormire è una funzione fondamentale: per questo, ogni 18 marzo, in tutto il mondo si festeggia il World Sleep Day, ossia la Giornata mondiale del sonno. Lo slogan scelto per questa edizione è Il buon sonno è un sogno raggiungibile: la frase sottolinea come dietro ai disturbi notturni si nascondino stress o problemi emotivi che vanno individuati e curati.

7 ITALIANI SU 10 DORMONO MALE. Lo scenario attuale appare inquietante: stando a un sondaggio dell'Eurodap sette italiani su dieci soffrono di disturbi del sonno in generale. E ancora: quattro su dieci faticano ad addormentarsi, tre su dieci si svegliano più volte durante la notte e due su dieci si destano prima della sveglia alla mattino. «I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani», aggiunge Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia all'Università di Udine. «I principali sono l'insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, poi la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, e i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del sistema nervoso». Inoltre, complice l’attuale mentalità efficentista, si tende sempre di più a considerare il sonno come tempo perso. Da qui, il calo generale del riposo: oggi si dorme, in media, due ore in meno rispetto a 50 anni fa.

I PIÙ COLPITI SONO I GIOVANI. A sorpresa, i più colpiti non sarebbero gli adulti bensì i ragazzi. «Negli ultimi quattro-cinque anni i pazienti con meno di 20 anni afflitti dal disturbo sono quasi raddoppiati nei centri di medicina del sonno. Se dieci anni fa erano meno del 10%, oggi sono il 18-20%», conferma il neurologo Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell'Irccs San Raffaele Turro di Milano e presidente della Associazione mondiale di medicina del sonno (Wasm).

LE CONSEGUENZE. Dormire male o poco produce gravi danni. In primo luogo, la mancanza di riposo espone i soggetti a obesità, diabete, ipercolesterolemia, depressione nonché a infarto e ictus. Ma i danni possono anche coinvolgere l’intera comunità: la stanchezza può procurare per esempio incidenti stradali o favorire errori sul lavoro.