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Divorziare non è proprio un buon affare. Certo, alcune volte è inevitabile, ma la separazione non è quasi mai a buon mercato… soprattutto se l’ex marito è costretto a corrispondere alla moglie un assegno da 7.500 euro mensili per mantenere lo stesso stile di vita che aveva da sposata. A deciderlo la Corte di Cassazione che, con la sentenza della Prima sezione civile n. 1612, ha respinto il ricorso di un uomo contro la pronuncia della corte d’appello di Brescia che aveva fissato in 7.500 euro l’assegno da riconoscere alla ex moglie. Una cifra fissata alla luce di un matrimonio all’insegna di uno stile di vita elevato e caratterizzato dall’acquisto di abiti firmati e gioielli. Poco importa se la fortuna della coppia era dovuta al patrimonio del marito acquisito prima delle nozze: i giudici hanno riconosciuto di “rilievo preminente” il contributo fornito dalla donna come “casalinga alla conduzione della famiglia, alla cura del figlio (convivente con il padre, ndr ) e alla vita di relazione del coniuge e quindi anche all’incremento del suo patrimonio personale”. A nulla sono servite le varie argomentazioni del marito che già aveva assegnato alla ex consorte una prestigiosa abitazione di cui pagava la manutenzione, oltre a una polizza contro malattie e infortuni a beneficio della donna e all’acquisto di un’auto.

Doppio lavoro? Paghi di più
Attenzione anche a coloro che decidono di trovarsi un secondo lavoro per recuperare qualche ammanco dovuto all’assegno familiare: per la Cassazione (sentenza n. 1613) l’assegno di divorzio è destinato ad aumentare se l’ex marito fa un doppio lavoro. L’obbligo decorre dallo scioglimento del vincolo coniugale.