L’e-commerce è alla ricerca di nuove rotte: a pensarci è Amazon, che si sta attivando per testare in Gran Bretagna i primi “delivery drones” europei. A Pechino, infatti, esistono già: la prima arrivata nello sviluppo dei droni-fattorino è JD , potente negozio online cinese, che ha battuto il colosso di Jeff Bezos sul tempo.

DRONI-FATTORINO. Lo scopo è semplice: i droni potranno sostituire i corrieri “umani”, permettendo così alle merci di raggiungere facilmente qualsiasi destinazione, anche quelle più isolate. L’idea era stata lanciata da Amazon nel lontano 2013, senza darle però un adeguato seguito: i test svolti negli Usa, infatti, non avevano dato risultati soddisfacenti; in America, infatti, i droni sono consentiti solo a scopo ricreativo, mentre ne è vietato l’utilizzo per le consegne retail. Così, il concorrente JD ne aveva tratto ispirazione: da fine 2015 dei droni dipinti di rosso solcano i cieli di Pechino, non per migliorare i tempi di consegna (che restano sempre compresi tra le 24 e le 48 ore), ma per agevolare le spedizioni nelle zone più remote della Cina.

NUOVI TEST. Amazon è così costretta a correre ai ripari: non si può aspettare ancora a lungo, infatti, che la normativa americana sui delivery drones venga adeguata alle esigenze dell’azienda. Non è rimasto all’e-commerce che cambiare zona: Amazon ha infatti ricevuto nel frattempo l’autorizzazione a improntare nuovi test a Londra. I velivoli trasporranno pacchi di al massimo 2,3 chili di peso, caratteristica condivisa dal 90% delle spedizioni richieste al negozio online, potranno raggiungere un’altitudine massima di 122 metri e dovranno volare lontani dalle rotte aeroportuali. Per ora non si hanno dato certe rispetto all’inizio della sperimentazione: Amazon dice di voler dimostrare l’assoluta sicurezza dei droni. Un altro concorrente incalza però all’orizzonte: Google starebbe infatti mettendo a punto il suo Project Wing, in atto a partire dal 2017.