
Foto di Gerd Altmann da Pixabay
La diffusione del Covid-19 e la conseguente recessione economica hanno colpito duramente il “sentiment” di Millennial e Gen Z in Italia e nel mondo. Allo stesso tempo, però, la pandemia ha ulteriormente rafforzato il loro desiderio di contribuire ad un mondo migliore in cui aziende e governi nazionali si impegnino alla generazione di un impatto sociale positivo, mettendo le persone e la sostenibilità ambientale davanti al profitto. È questo il quadro che emerge dalla Millennial Survey di Deloitte Global, uno studio annuale della società di consulenza quest’anno eccezionalmente condotto in due fasi (a gennaio e poi dopo l'avvento della pandemia).
Millennial italiani più preoccupati
Mentre a livello globale i livelli di stress sono leggermente calati ad aprile 2020, forse alla luce del maggior tempo speso con la famiglia e di un generale rallentamento del ritmo di vita, l’Italia va in controtendenza: crescono infatti sia i Millennial che i Gen Z che si dichiarano ansiosi o in preda allo stress, rispettivamente dal 45% al 47% e dal 45% al 48%.
In particolare, tra le principali preoccupazioni, le opportunità lavorative, inizialmente indicate dal 47% dei rispondenti, scendono al 45%, mentre sale l’ansia legata alle prospettive finanziarie a lungo termine (dal 41% al 47% dei rispondenti). Stabile al secondo posto il benessere della famiglia.
I Millennial italiani, post Covid-19, sono anche maggiormente preoccupati per quanto riguarda la loro salute mentale e fisica, indicata dal 39% (a gennaio dal 33%). Prima del Covid-19, circa 1/3 del campione tra Millennial e Gen Z aveva preso una pausa dal lavoro a causa dello stress (rispettivamente 30% e 40% in Italia), a riprova di come la salute mentale resti un tema cruciale.
Infine, il 62% dei Millennial tricolori e il 64% della Gen Z vorrebbe che il lavoro da remoto diventasse il “new normal
”.
Il climate change ancora al centro dell'attenzione
Benché ad aprile 2020 sia comprensibilmente cresciuta l’importanza attribuita dai giovani alla prevenzione sanitaria, in Italia i Millennial continuano a preoccuparsi per i cambiamenti climatici, anche se con un lieve calo di interesse (35% ad aprile vs 43% a gennaio). Cresce invece d’importanza il tema della disoccupazione (dal 31% di gennaio al 37% di aprile).
Se prima della pandemia più della metà dei rispondenti sosteneva fosse troppo tardi per rimediare ai danni causati dal climate change, questa percentuale è scesa ad aprile, probabilmente dopo aver constatato l'impatto ambientale positivo derivante dalla riduzione delle attività produttive. L’80% degli intervistati, comunque, crede che governi e imprese debbano mettere in campo sforzi maggiori per salvaguardare l’ambiente, ma 2/3 del totale ritiene che, in ragione dell’impatto economico della pandemia, la lotta ai cambiamenti climatici sarà una questione meno prioritaria per aziende e istituzioni.In ogni modo le nuove generazioni sono pronte a fare la loro parte: il 75% continuerà ad adottare comportamenti “green” (84% in Italia). Inoltre, circa 3/4 del campione, dopo la diffusione della pandemia, si dice più sensibile ai bisogni degli altri e motivato ad esercitare un impatto positivo sulla comunità.
LA RICERCA
A gennaio 2020, è stato condotto un primo sondaggio su 18.400 intervistati tra Millennial (nati tra 1981 e 1996) e Gen Z (1997 – 2012) per rilevare la loro opinione su temi chiave come il lavoro, la società e la loro visione del mondo in generale. Tuttavia, la disruption indotta dalla pandemia di Covid-19 ha introdotto una “nuova realtà” e Deloitte ha quindi somministrato una seconda survey a un campione di 9.100 rispondenti tra Millennial e Gen Z da 13 Paesi diversi (Italia, Stati Uniti, Canada, Brasile, UK, Spagna, Francia, Germania, India, Corea del Sud, Giappone, Cina, Australia), per comprendere come questa crisi abbia impattato l’opinione delle giovani generazioni.