Un miliardo di euro l’anno: queste le perdite che ogni anno subisce l’industria del tabacco italiano. Il colpevole è la criminalità organizzata; il volume di affari legati al mercato nero di sigarette è, nel 2015, aumentato del 16% rispetto all’anno scorso, con gravi danni non solo all’industria del fumo ma anche allo Stato italiano, che perde le accise sul tabacco.

CONTRABBANDO IN CRESCITA. Il 2013, anno in cui il prezzo al consumo delle sigarette è stato aumentato, ha rappresentato il momento in cui il mercato nero ha riacquistato vitalità. Le sigarette di contrabbando vengono importate dal Nordafrica, dall’Est Europa e dal Sudest asiatico, e il loro commercio si concentra per il 40% nelle grandi città (in particolare Napoli, Milano, Bari, Palermo, Taranto e Brindisi). Secondo Confagricoltura, a causa del contrabbando rischiano il posto oltre settemila persone impiegate nel comparto agricolo: quelle legate alle sigarette sono filiere che, ogni anno, impiegano almeno 250 mila persone. L’Italia è il primo produttore europeo di tabacco e fornisce un prodotto rinomato e richiesto da aziende di tutto il mondo; una produzione, questa, che ogni anno cala del 6%, complice l’insidia rappresentata dal contrabbando.

LE MISURE ADOTTATE. Si sono rivelate insufficienti le misure contro i traffici illeciti disposte nel 2001, e il Parlamento ha allo studio nuove leggi per affrontare il problema e tentare di mettere fine ai commerci malavitosi, rafforzando gli strumenti di intelligence e ridefinendo i termini di punibilità per il reato. Da parte loro, i produttori di tabacco vedono con sospetto altri aumenti dell’Iva sulle sigarette, che spingerebbero i fumatori ancor di più verso il più economico mercato nero. Allo stesso modo, netto è il rifiuto nei confronti di una possibile introduzione del pacchetto “no logo”, privo di scritte e immagini, di cui attualmente si dibatte in Europa: si guarda a questa novità con scetticismo, dato che il marchio rappresenterebbe una garanzia di controllo sul prodotto.