L'Unione Europea ha appena approvato un finanziamento pubblico di oltre 15 milioni di euro per sviluppare le tecnologie di Cloud Computing, fondando Vision Cloud, progetto di ricerca triennale con base all'Ibm di Haifa, in Israele, cui parteciperanno tra gli altri Siemens, Sap, l'Università di Atene e l'Istituto Svedese di Informatica. Ma come funziona il tanto chiacchierato cloud, di cui si sente continuamente parlare a proposito di telefonini di nuova generazione, web printing, sistemi operativi e così via?

Principalmente si tratta di un sistema che fornisce "programmi come servizi" (gli esperti parlano di SaaS - "software as a service") e decentralizza i dati su vari server, in modo da non occupare memoria fissa, "pescando" tutto dalla rete in maniera eterogenea e distribuita, come il vapore in una nuvola, da cui il termine cloud. Si possono utilizzare da remoto singoli programmi, piattaforme (che contengono cioè programmi, servizi, librerie) e intere infrastrutture, provviste quindi anche di hardware per l'archiviazione di file molto pesanti che non possono essere conservati con le proprie risorse. La filosofia che lo sottende è quella dell'innovazione, della semplicità di utilizzo e dell'integrazione: Intel ad esempio ha appena lanciato l'associazione Odca - Open Data Center Alliance, con l'intento di diventare punto di riferimento per tutte le aziende It che si stanno affacciando al cloud, per mettere in comune tecnologie e conoscenze, e sviluppare insieme degli standard aperti e interoperabili (cosa che ad esempio Apple non ama particolarmente).

Se i dati sono tra le nuvole non è più necessario archiviare, per questo ad esempio il Windows Phone 7 non ha neanche uno slot per la memoria, dato che il sistema operativo è cloud. Ma questa tecnologia si adatta a qualsiasi software, dall'antivirus (ad esempio Panda Security) al programma di scrittura, viene usata per accumulare documenti senza usare neanche un bit dei propri server e hard disk, e la stessa tecnologia permette alle stampanti (come le Premium Hp) di elaborare pagine da Internet senza passare da un Pc. L'utilizzatore non si rende neanche conto di utilizzare una tecnologia Cloud, perché ogni volta che cerca un file o un programma lo visualizza senza sapere da dove gli proviene, e neanche gli serve saperlo.

Questo sistema risulta in effetti economico, veloce, efficiente sia per le aziende che per i consumatori, che vivono ormai perennemente connessi (perché ovviamente il discorso non funziona se non si è collegati a Internet), a patto che i server non crollino lasciando tutti gli utenti contemporaneamente al buio, come avvenuto un anno fa al dataservice dello smartphone Sidekick, che ha perso irrimediabilmente contatti, rubriche e foto degli utenti. Ma chi gestisce poi tutti i dati sensibili che vengono condivisi con la rete (non condivisi con gli altri utenti, sia chiaro, ma pur sempre nomadi del cloud)? I fornitori del servizio stesso. Chi sono?Amazon, Google, Ibm, Microsoft e VMware sono quelli più noti, ma sono tanti gli aggregatori e integratori di servizi e applicazioni da remoto che stanno emergendo.Legalmente i dati sono in loro possesso, e su questo non ci piove.

Luci e ombre della nuvola. Il consiglio è di leggere bene i contratti, e di diffidare dei servizi gratuiti, che alla fine proprio gratuiti non sono: non dimentichiamoci che Internet ci offre il mondo intero in cambio di un profilo dettagliato. Il passo successivo sarà affidare alla nuvola tutti i nostri programmi e i nostri documenti, così da non aver bisogno di memorie aggiuntive o di schede fisse potenti, i computer potranno essere sempre più leggeri ed economici, ma quello che ci resterà in mano sarà il semplice terminale di una grande rete globale, in cui di fatto nulla è più davvero nelle nostre mani.

Ad ogni modo il progetto Vision Cloud finanziato dall'Unione Europea intende sviluppare proprio la sicurezza e la flessibilità dell'accesso alle informazioni, catalogare i documenti "per archiviarli meglio", ad esempio riconoscendo le tracce musicali utilizzate, fino al riconoscimento vocale delle singole parole pronunciate all'interno di un video. Infine studieranno un modo per consultare i dati anche mentre questi vengono trasferiti da un server all'altro, in modo che le aziende o gli utenti, appunto, non restino mai al buio.

Non è dato sapere quanto ci vorrà perché traslochiamo tutti sulle nuvole, ma visti gli innegabili vantaggi che offre a breve termine, la corsa al cloud computing è cominciata di gran carriera.

Speriamo solo che non si metta a piovere!