ALL’OPERA. Charles Monroe Schulz esamina con aria soddisfatta una striscia dei Peanuts. La foto risale al 1969, quasi 20 anni dopo il debutto editoriale
© Courtesy of Jean Schulz and the Charles M. Schulz Museum and Research Center. Photographer Tom Vano

Quando nel 1969, durante la missione Apollo 10, gli astronauti americani ribattezzarono il modulo di comando della loro navicella Charlie Brown e il modulo lunare Snoopy, erano passati quasi 20 anni dalla pubblicazione della prima striscia dei Peanuts. Un tempo sufficiente perché Charlie Brown e i suoi amici di scuola e di vicinato entrassero definitivamente a far parte dell’immaginario collettivo a partire dagli Stati Uniti, per poi diffondersi su e giù per il globo, superando persino i confini terrestri. E se non fosse bastato un simile omaggio “spaziale” per indicare un successo di portata interplanetaria, nel 1984 la storica comic strip a stelle e strisce fu inserita nel Guinness Book of Records come fumetto più popolare di sempre.
Nessuno stupore, se si pensa che le irresistibili “Noccioline” sono state pubblicate su 2.200 giornali – in Italia, sul mensile Linus, dal 1965, e, più tardi, on line sul quotidiano ilPost.it –; lette da 355 milioni di lettori, tradotte in 21 lingue e diffuse in oltre 75 Paesi. Quanto sembrano leggere ed effimere quelle nuvolette, affidatarie di battute intrise di delicata ironia, tanto solido e strutturato è, per contro, il business che hanno generato: stiamo parlando, infatti, di una franchise che fattura oltre un miliardo di dollari l’anno; solo in Giappone le vendite hanno raggiunto i 550 milioni di dollari nel 1997. Per non parlare dei 65 programmi d’animazione, e due dal vivo, per il piccolo schermo; quattro film per il cinema – a novembre, nel 65esimo anniversario dell’esordio editoriale, uscirà il nuovo, atteso lungometraggio in 3D e in computer grafica Snoopy & Friends , realizzato dallo studio Blue Sky, quello della fortunata saga L’era glaciale – ; e poi ancora 22 spettacoli sul ghiaccio e 1.400 titoli di libri in 26 lingue. E vogliamo forse dimenticare il musical teatrale di Broadway, che debuttò nel 1967, rimanendo in cartellone per quattro anni e ripreso nel 1999 in una nuova produzione?
Nel corso del tempo, l’influenza culturale dei Peanuts è stata tale da estendersi anche alla sfera linguistica: in gergo medico- psichiatrico, e non solo, l’espressione “security blanket”, “la coperta di Linus” (dal personaggio di Linus Van Pelt), ha finito per indicare l’oggetto transizionale a cui, spesso, si affezionano i piccoli e da cui fanno fatica a separarsi.
Eppure, dietro una simile opera monumentale a fumetti, che ha preso forma, balloon dopo balloon, nell’arco di mezzo secolo, si cela la mente creativa di un’unica persona, per la verità piuttosto riservata, schiva e timida durante la sua esistenza: quella di Charles Monroe Schulz.

"

«Se mi fosse possibile fare
un regalo alle prossime generazioni,
darei a ogni individuo
la capacita di ridere di se stesso»

Charles Monroe Schulz

"

Figlio di un barbiere tedesco e di una casalinga di origini norvegesi, il papà di Charlie Brown nasce nel 1922 in Minnesota. Il suo sembra un destino segnato fin dall’inizio: è ancora in tenera età quando uno zio lo soprannomina “Sparky”, abbreviazione di Sparkplug, il ronzino di Barney Google, striscia allora popolarissima negli Usa; così lo apostrofano i suoi amici e con questo nickname firmerà, più tardi, alcuni suoi lavori. Notando il suo innato talento per il disegno, una maestra d’asilo profetizza: «Un giorno, Charles, sarai un artista». Il cagnolino Spike, amato pointer bianco e nero della sua infanzia, è uno dei suoi primi soggetti ritratti e, molto probabilmente, sarà ispiratore, negli anni a venire, della figura di Snoopy, bracchetto pigro e fantasioso (diversi commentatori fanno notare inoltre che, in norvegese, “snupi” vuol dire “tenerezza”).
Ma andiamo con ordine. Alla fine del servizio militare, “Sparky” trova lavoro come letterista in una pubblicazione religiosa a fumetti, insegna tecnica del disegno animato presso l’Art Instruction Inc. e incomincia a pubblicare vignette sul Saturday Evening Post e su altre riviste. A fine anni ‘40 crea una striscia incentrata su dei bambini, Li’l Folks . Pare sia stato un collega a incoraggiarlo a proseguire sulla scia di questi disegni e di tali intuizioni. Tanto che, dopo qualche rifiuto, le strip vengono acquistate dallo United Feature Syndicate che, per evitare problemi di copyright – il titolo era molto simile a quello di un paio di altre serie allora in circolazione – le ribattezza Peanuts: letteralmente “noccioline”, ma anche “sciocchezzuole”, “quisquilie”. Un nome che non ha mai convinto il loro creatore, anche se, in qualche modo, ha contribuito a renderle celebri in tutto il mondo.

Da Charlie Brown a Snoopy 

L’esordio editoriale avviene il 2 ottobre 1950 su sette quotidiani statunitensi. È solo l’inizio di un’appassionante storia di lungo corso. Per 50 anni, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, “Sparky”, armato solo di fogli, tavole, matite e pennini a china, realizza circa 18 mila strisce in cui prendono forma i sogni della sua infanzia, come dichiara lui stesso in alcune interviste, riscontrando un consenso via via crescente, e ottenendo una serie di illustri premi nazionali e internazionali. Qualche esempio? La National Cartoonists Society gli conferisce il suo prestigioso Premio Reuben per ben due volte, nel 1955 e nel 1964. Nel 1958 l’Università di Yale lo nomina cartoonist dell’anno. Nel 1990, in occasione di una grande mostra organizzata al Louvre, il padre di Charlie Brown e dei suoi amici riceve a Parigi la “Cravatte de commandeur des arts et lettres”, uno dei massimi riconoscimenti culturali francesi.
Simona Bassano di Tufillo, conosciuta nel mondo dei fumetti come Sbadituf, autrice del primo saggio monografico sull’opera completa del disegnatore di Minneapolis (Piccola storia dei Peanuts , Donzelli, 2010), spiega a Business People la portata innovativa di Schulz: «Fino alla comparsa dei Peanuts nel 1950, la tradizione dei comics americani era composta di spassose e poco impegnative avventure di marmocchi pestiferi. Invece, nella vita di Charlie Brown non succede niente di speciale: questa è stata una rivoluzione sia rispetto al genere eroico sia comico. Nei Peanuts, le stagioni scorrono tra scuola, vacanze, Tv, compiti, giochi e chiacchiere. Su questo riconoscibile substrato comune a tutti noi, Schulz innesta la sorpresa, il guizzo geniale del banchetto della limonata trasformato in quello di “aiuto psichiatrico” da Lucy, della tuttologia di Linus, dei concerti di Beethoven suonati su un piano giocattolo dal compassato Shroeder, delle mille avventure di Snoopy, tutte rigorosamente immaginarie».

“Sparky” offre solo scorci, pezzetti di sfondo, siano essi un praticello, la casetta di un cane, un insetto che vola nell’aria, un campo da gioco: al lettore il compito di completarli con la sua immaginazione, entrando così a pieno titolo nella creazione dell’opera. Ma cosa rende questo fumetto un evergreen, tanto amato ancora oggi? «Quella comunità infantile, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, ci somiglia: incomprensioni, beghe e oziosità sono all’ordine del giorno. Eppure, in quest’ambiente ostico, Schulz lascia crescere piccoli semi di solidarietà, altruismo, fratellanza. Sono la convivenza e la reiterazione infinita dell’ordinario a creare opportunità straordinarie di conoscenza, col conseguente arricchimento della comunità».
Sarà stato anche per questo che il fumettista americano Bill Mauldin (1921- 2003), vincitore di due Premi Pulitzer, considerava il celebre padre dei Peanuts alla stregua del Mahatma Gandhi: «Tutti e due recano lo stesso messaggio: ama il tuo prossimo, anche quando ti fa male». Per Fernanda Pivano quei bambini «esprimevano pensieri onesti, di speranza e di fiducia». «Di loro apprezzo il profondo senso di gratitudine sconosciuto ai tanti corvi di oggi», confidò invece Giulio Andreotti a Gianni De Michelis all’inaugurazione di una imponente mostra tematica a Roma, nell’ottobre 1992; per l’occasione, tra l’altro, Schulz fu insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dall’allora ministro Margherita Boniver, che nei suoi anni trascorsi all’estero non si perdeva un’uscita sulle pagine dell’Herald Tribune .
E ancora, ha commentato il semiologo Umberto Eco, uno dei primi intellettuali italiani a sdoganare l’arte del fumetto, negli anni ‘60, elevandola a forma di cultura alta: «Se “poesia” vuole dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta (…) Se “poesia” è far scaturire da eventi di ogni giorno, che siamo abituati a identificare con la superficie delle cose, una rivelazione che delle cose ci faccia toccare il fondo, allora, una volta ogni tanto, Schulz è poeta».

"

Le strisce dei Peanuts
sono state lette
da 355 milioni di lettori,
in 26 lingue,
in oltre 75 Paesi

"

Nelle vignette di quest’ultimo, inoltre, emerge spesso una complessa dialettica individualismo vs collettività, tema peculiare della cultura americana. Scrive Sbadituf: «Il rapporto tra il singolo e la comunità è il fulcro di quella che, nel mio testo, ho definito “poetica dei fiocchi di neve”, ispirata alle infinite nevicate disegnate da Schulz, i cui fiocchi sono descritti dagli stessi protagonisti come ognuno diverso dall’altro, eppure coesi, ciascuno portatore del suo sé inalienabile alla perfezione dell’insieme».
Sottolinea Bassano di Tufillo: «I bambini di Schulz non sono una metafora del mondo adulto – come riteneva Eco negli anni ‘60 – quanto, piuttosto, un’astrazione che l’autore mette in atto per mantenere una distanza dal reale, producendo piccoli shock cognitivi e rivelatori di portata universale. La striscia è, per Schulz, un po’ come la “livella” della nota poesia di Totò: basta pagliacciate, la Terra è un sistema chiuso governato da un equilibrio sottile che ci vede tutti coinvolti alle stesse condizioni: umani, cani, foglie, sassi… tutti. Questo è lo straordinario risvolto eco-consapevole del fumetto, estremamente attuale».
Il papà dei Peanuts si spegne il 12 febbraio 2000 in California, durante il sonno, a causa di complicazioni dovute a un tumore al colon di cui da tempo soffriva. Il giorno successivo viene pubblicata la sua ultima vignetta, in cui è Snoopy a prendere congedo dai lettori; per espressa volontà dell’autore e dei suoi eredi, quelle creature non saranno mai più disegnate da altri. Il 7 giugno 2001, i familiari di “Sparky” ricevono la medaglia d’oro del Congresso per il suo contributo artistico, tributo prestigiosissimo riservato, dal 1776, a nomi illustri quali George Washington, Giovanni Paolo II, Rosa Parks e Madre Teresa di Calcutta. «Se mi fosse possibile fare un regalo alle prossime generazioni, darei a ogni individuo la capacità di ridere di se stesso », affermò Schulz. Sicuramente il suo mondo fatto di leggiadre nuvolette e icone sempreverdi ci ricorda spesso, ancora oggi, l’importanza dell’(auto)ironia, saggia e lieve, mai irriverente o dissacrante. E, in parallelo, mette in evidenza la gioia e il valore delle piccole cose, come «stare a letto mentre fuori piove; passeggiare sull’erba a piedi nudi; il singhiozzo, dopo che è passato», per citare alcune delle frasi più famose. Senza dimenticare la nota vignetta premiata nel 1960 come migliore strip umoristica dell’anno, in cui Lucy abbraccia Snoopy, e conclude che, in fondo, «Happiness is a warm puppy» («La felicità è un cucciolo caldo»).