Luigi Bordoni, Presidente Centromarca

Centromarca, l’associazione italiana dell’Industria di Marca, non ci sta. La multa che l’Autorità Garante delle Concorrenza e del Mercato (Agcm) le ha comminato per “comportamenti restrittivi del mercato” la rimanda al mittente. L’Associazione, multata insieme a 15 importanti aziende del settore cosmetico, è stata considerata dall’Antitrust co-organizzatrice di un cartello. Un’intesa che avrebbe permesso alle aziende partecipanti (tra le quali Unilever Italia, Colgate-Palmolive, Procter&Gamble, Reckitt-Benckiser, Sara Lee e L’Oreal Italia) di imporre aumenti dei prezzi di listino superiori al tasso di inflazione annuale, attraverso un costante scambio di informazioni sulle principali variabili concorrenziali. Flusso informativo al quale avrebbe contribuito anche Centromarca.

L’Associazione contesta decisamente la fondatezza del provvedimento, ribadisce che nell’ambito della propria attività non ha mai condotto né facilitato alcun comportamento restrittivo della concorrenza e annuncia di aver incaricato i suoi legali di presentare ricorso al Tar. Secondo Centromarca la ricostruzione e l’interpretazione dei fatti dell’Autority risultano irrealistiche per diverse ragioni. In primo luogo l’associazione sostiene che la variazione dei prezzi sarebbe sempre stata al di sotto dell’inflazione. E per quanto riguarda le industrie oggetto dell’indagine sarebbe stata inferiore a quella media dell’intero settore. Inoltre l’andamento dei prezzi dei prodotti cosmetici sarebbe sempre stato fortemente differenziato tra azienda e azienda. Sul contestato scambio di informazioni sugli aumenti medi di listino, Centromarca ritiene che questo non sia in grado di determinare l’allineamento dei prezzi al consumo, in quanto la competizione tra produttori si giocherebbe piuttosto sul prezzo effettivo di cessione, che è molto diverso da quello di listino e straordinariamente divaricato tra azienda e azienda.

Questa la posizione ufficiale di Centromarca, in attesa del pronunciamento del Tar.