Cause per malasanità, ecco tutte le novità

Dieci miliardi di euro all’anno, pari allo 0,75% del Pil: tanto costa, secondo l’indagine della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, la “medicina difensiva”, ossia la prescrizione di farmaci, ricoveri e controlli non necessari, prescritti dai dottori per tutelarsi da eventuali denunce da parte del malato. Una pratica, peraltro, sempre più diffusa: stando a una ricerca dell’Università Cattolica di Milano, otto medici su diecihanno ammesso di essere ricorsi alla medicina difensiva almeno una volta nell’ultimo mese.

LA PROPOSTA DI RIFORMA. Da qui, la proposta di Guido Alpa, giurista a capo dell’apposita commissione ministeriale nominata a marzo: apportare all’interno della Legge di Stabilità alcune modifiche all’attuale disciplina di legge in materia di errori sanitari. Il documento, consegnato al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, propone in primo luogo di invertire l’onere della prova: dovrà essere il paziente a dimostrare l’errore del medico. Oggi, invece, è il dottore che deve dimostrare di aver agito correttamente. Inoltre, si vorrebbe distinguere tra medici liberi professionisti, convenzionati e dipendenti del servizio sanitario. Per queste ultime due categorie, i tempi di prescrizione si ridurrebbero da 10 a 5 anni in ambito civile e il rapporto con i pazienti diventerebbe extra contrattuale. Tradotto: in caso di mancanze ed errori, la responsabilità sarebbe della struttura ospedaliera.

LIMITE MASSIMO DI DENUNCE. Il documento propone di dare anche una specifica definizione per la colpa grave dei sanitari, prevedendo una “fattispecie autonoma di lesioni e omicidio colposo”, visto che oggi l’errore chirurgico è equiparato all’incidente automobilistico commesso da un pirata della strada. Infine, verrebbe fissato un limite massimo alle denunce contro il singolo professionista e costituito un albo di super-periti ai quali i giudici potranno rivolgersi per consulenze tecniche attendibili. Entusiasti i sindacati dei medici. “Vogliamo operare serenamente, senza lo spauracchio di denunce penali che ci minacciano pur agendo in scienza e in coscienza”, commenta Massimo Cozza, di Cgil funzione pubblica. “I cittadini che hanno subito un danno ingiusto devono poter contare su tempi brevi per i risarcimenti in sede civile”. A oggi la medicina difensiva incide per il 10,5% sulla spesa sanitaria. Tra le pratiche più diffuse, la tendenza a prescrivere farmaci in eccesso (19%) se non addirittura ricoveri (4,6%) nonché il consiglio di effettuare ulteriori visite per approfondire il caso (1,7%). Seguono la prescrizione di esami strumentali (0,8%) e di esami di laboratorio non necessari (0,7%).