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Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione

Solo per il 2011 il 17 marzo sarà festa nazionale. Si celebra il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Quindi tutti a casa, uffici e scuole chiuse per festeggiare? Probabilmente no. Dopo la proclamazione della festività e l’annuncio in conferenza stampa di Gianni Letta (datato 20 gennaio) – “La legge ha stabilito che il 17 marzo è festa nazionale, quindi non si va a scuola e non si va negli uffici pubblici” – sembrava fatta, invece non è così. Probabilmente la festività del 17 marzo si trasformerà in una beffa per gli italiani, che la “festeggeranno” lavorando.

Il passo indietro di Calderoli: il 17 marzo si lavora
A ufficializzare il passo indietro del governo (sul cui sito continua a campeggiare l’annuncio della chiusura delle scuole e degli uffici pubblici prevista per il 17 marzo) arrivano oggi le dichiarazioni di Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione. “Ho votato contro, a suo tempo, in Consiglio dei Ministri – spiega il ministro – e sono e resto completamente contrario al fatto che l’attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici. In un periodo di crisi come quello attuale appare paradossale caricarsi dei costi di una giornata festiva, un evento significativo quale il 150 esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando e non restando a casa”. “La chiusura di una parte degli uffici pubblici – ha continuato il ministro – rischia, infatti, di ricadere poi sulle attività lavorative private, con possibili danni di miliardi di euro, non soltanto in relazione al singolo giorno perso per via della festività ma per le possibilità di ponte che si verrebbero a creare conseguentemente. Domani verranno portate in Consiglio dei Ministri diverse proposte per il rilancio dell’economia e dell’impresa e a riguardo andrà assolutamente affrontata la questione del 17 di marzo, facendo assoluta chiarezza su questa festività e soprattutto sull’eventuale chiusura o meno degli uffici pubblici”.

Per sapere se sarà festa vera, oppure no, tutti quindi in attesa del Consiglio dei Ministri di domani che metterà fine (forse) alla questione.