Theresa May © Getty Images

Il referendum non basta. Sulla Brexit dovrà esprimersi il Parlamento. È quanto stabilito dai giudici della Corte Suprema britannica, che di fatto dà torto al governo di Theresa May, la quale aveva già annunciato un divorzio “duro” dall’Unione europea.

Prima di attivare l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, la procedura di uscita dall’Unione Europea, l’esecutivo inglese dovrà quindi consultare le due Camere del Parlamento.
La decisione degli undici membri della Corte, inappellabile in quanto ultima istanza di giudizio, risulta in linea con quanto stabilito dall’Alta Corte di Londra. Una sentenza che aveva dato ragione a un comitato di cittadini guidato dalla donna d’affari e attivista europeista Gina Miller che appunto chiedeva un voto parlamentare.

Nonostante la decisione della Corte Suprema, che potrebbe avere ripercussioni politiche sia a Downing Street che a Westminster, sembra che il governo britannico abbia già iniziato a discutere con Paesi terzi i negoziati di libero scambio che intende intraprendere dopo la Brexit. La Corte, riporta l’agenzia Ansa , ha anche escluso qualunque potere di veto da parte delle assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord sulla Brexit, l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue.

SI FA PRESTO A DIRE BREXIT