L'abbraccio tra Nigel Farage (s) e Jean-Claude Juncker. Una sorta di riconciliazione dopo lo scambio di battute avvenuto durante l’intervento di Juncker © Getty Images

La Gran Bretagna esca dall’Unione, e in fretta. È questa la decisione presa dal Parlamento europeo alla sua prima riunione post Brexit. «L’agenda la dettiamo noi. La Gran Bretagna deve chiarire le sue richieste e accelerare l’uscita», ha spiegato il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Annullata anche la presidenza britannica prevista per il secondo semestre 2017. La seduta non si è però svolta in un clima sereno. In Parlamento sedeva infatti anche Nigel Farage, ledear della Ukip, partito per l’indipendenza del Regno Unito: il politico, che è stato il primo sostenitore del “leave” inglese, non ha preso bene le dichiarazioni di Junker.

LO SCONTRO JUNCKER–FARAGE. Mentre Junker sollecitava un’accelerazione dell’uscita della Gran Bretagna, Farage haapplaudito, in modo provocatorio, il presidente Ue. Da qui, la reazione stizzita di Junker: «Questa è l’ultima volta che lei applaude qui. E in un certo senso sono sorpreso di vederla ancora. Avete lottato per uscire. Il popolo britannico ha votato per uscire dalla Ue; perché resta ancora qui?». Tuttavia Farage non si è lasciato sfuggire l’occasione di polemizzare e nel corso del dibattito in aula ha dichiarato: «Divertente vero come sono cambiate le cose? Quando sono arrivato, anni fa, guidando la campagna per il “leave”, mi avete riso in faccia. Ora non ridete più vero? Il motivo della vostra rabbia, oggi, è che siete stati smentiti».

POLEMICA ANCHE CON VERHOFSTADT. Tra l’altro lo scontro con Junker non è stato un caso isolato. Farage ha infatti avuto un diverbio verbale anche con l’ex primo ministro belga Guy Verhofstadt, che guida il gruppo liberale. Vedendo Farage in aula, Verhofstadt ha infatti osservato: «Finalmente stiamo per sbarazzarci del più grande spreco nel bilancio Ue: pagarti per 17 anni lo stipendio». Immediata la risposta di Farage: il politico ha prima fatto notare che nessun europarlamentare ha mai lavorato davvero in vita sua, per poi osservare «Ora offriamo un faro di speranza per i democratici in tutto il continente europeo: il Regno Unito non sarà l'ultimo stato membro a lasciare l'Ue».