Borsa: giovani manager al comando? In Italia una chimera

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L’età media di un amministratore delegato di una società quotata in Italia? Sopra i 56 anni (56,3 per l’esattezza), quattro anni in più rispetto al 2003. Quella di un presidente del Consiglio di amministrazione passa, invece, da 60,6 a 62,5.Per avere una conferma che l’Italia non è un Paese per giovani basta guardare i risultati dell’ultimo studio condotto dalla Luiss Business School, che ha analizzato l’età dei vertici delle prime 40 società italiane quotate nell’indice Ftse Mib. 

Società quotate: in Italia nessun top manager under 40. Poche le donne

Nell’analisi della Luiss, pubblicata sul Corriere della Sera , si sottolinea come tra le società del Ftse Mib non ci sia nemmeno un top manager under 40. Il più giovane è Gabriele Blei, nominato a.d. di Azimut esattamente un anno fa, a 39 anni, ma con 40 anni compiuti a marzo. Con Blei, altri cinque manager under 50 (John Elkann di Exor, Pavel Nedved di Juventus, Marco Alverà di Snam, Gian Maria Mossa di Banca Generali e Andrea Recordati di Recordati), mentre tra i Ceo figura anche il 71enne Marco Tronchetti Provera. Cambia poco anche sulla parità di genere: in 16 anni si è passati da nessuna Ceo donna all’unico caso di Micaela Le Divelec, amministratore delegato di Salvatore Ferragamo. Migliora leggermente, invece, la situazione dei presidenti con otto donne nominate: Susan Carol Holland, presidente di Amplifon, Suzanne Heywood di Cnh, Patrizia Grieco di Enel, Emma Marcegaglia di Eni, Michaela Castelli di Nexi, Maria Bianca Farina di Poste Italiane, Catia Bastioli di Terna e Letizia Moratti di Ubi.

Poco spazio ai manager giovani: l’Italia non è un caso isolato

L’Italia, come si precisa dalle pagine del Corriere , non è un caso isolato. L’innalzamento dell’età media dei vertici aziendali è un trend internazionale e il nostro Paese, sul fronte dell’età media dei Ceo delle società quotate, è perfettamente in linea con i 16 principali Paesi più avanzati al mondo. «L’innalzamento dell’età riflette il consolidamento di esperienza dei top manager e l’allungamento dei periodi alla guida, pari a sei anni a livello globale», spiega al quotidiano il direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli. Serve, però un cambio generazionale: «Per questo è necessario investire nella formazione della classe dirigente del futuro per aiutare i manager a cogliere le sfide della trasformazione digitale e della globalizzazione», aggiunge Boccardelli.