Il Ministero dell'Economia ha ribadito che le disposizioni dell'articolo 1, comma 666, della legge stabilità 2015, devono essere rispettate da tutti, anche dalle leggi regionali in materia di tasse automobilistiche. Ne consegue che le Regioni non possono agire autonomamente. Da dove deriva il problema? Dal fatto che il bollo è sempre stata una tassa regionale e che alcune di esse non starebbero seguendo l’orientamento del governo, mentre altre si sarebbero adeguate. La tassa automobilistica è disciplinata dal decreto del presidente della Repubblica del 5 febbraio 1953, ed è attribuita per intero alle Regioni a statuto ordinario. Le competenze sono state meglio definite con l'articolo 17, comma 10, della legge 27 dicembre 1997, numero 449: ha demandato alle regioni " la riscossione, l'accertamento, il recupero, i rimborsi, l'applicazione delle sanzioni ed il contenzioso amministrativo relativo alla tassa automobilistica regionale" . Tuttavia è stata citata anche una sentenza del Consiglio di stato, la numero 2747 del 27 maggio 2014, che ha stabilito che ogni disposizione normativa regionale contrastante con quella statale è immediatamente incompatibile e pertanto da ritenersi abrogata. In parole povere il governo ha la possibilità di decidere e le Regioni devono adeguarsi. La situazione pertanto non possiamo ancora definirla "bianca o nera" ma lo schieramento è chiaro: da una parte il governo insiste nel dire che chi ha un veicolo storico da 20 a 29 anni deve pagare, dall'altra parte le regioni non sono affatto convinte di questo indirizzo. L’auspicio è che prevalga il buon senso, con una normativa rivista che tenga conto degli sforzi degli appassionati e del diritto che hanno i mezzi storici di essere conservati e mantenuti nel migliore dei modi senza dover per forza chiedere un esborso ulteriore da coloro che hanno la responsabilità il piacere e il "dovere" di mantenere in vita questi mezzi storici.