Quota sette miliardi. È prevista per il 31 ottobre 2011 la nascita del bimbo, o della bimba, numero 7.000.000.000. Un neonato, che le leggi della statistica vogliono femmina e la cui nascita viene collocata in India, grazie al quale la popolazione mondiale taglierà finalmente l’importante traguardo. A stabilirlo l’Unfpa, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione e il suo rapporto “The State of the World Population 2011”.
Era il 12 ottobre 1999 quando con la nascita a Sarajevo di Adnan Mevic si toccò quota sei miliardi; ci sono voluti solo 13 anni per crescere di un miliardo di unità. Sono 200 mila i nuovi nati al giorno; la rapida ascesa della popolazione mondiale, come sottolinea il rapporto dell’Unfpa, è un fenomeno recente. Circa duemila anni fa il mondo era abitato da appena 300 milioni di esseri umani, ci sono voluti più di 1.600 anni perché quella cifra raddoppiasse; poi, nel 1800, si è toccato quota un miliardo. Una crescita lenta, quindi, almeno fino a metà del secolo scorso quando, grazie alla riduzione della mortalità in diverse aree del globo, la crescita demografica ha registrato una vera e propria esplosione che, in soli cinquant’anni, ha portato la popolazione mondiale ad aumentare di quasi due volte e mezzo toccando nel 2000 quota 6,1 miliardi. E per il futuro? Secondo i calcoli dell’Unfpa, nonostante il calo della natalità (soprattutto per quanto riguarda i paesi più sviluppati), gli abitanti della Terra potrebbero essere 10,6 miliardi già entro il 2050, raggiungendo nel 2100 i 15 miliardi.
Molte le domande che arrivano insieme a questo boom demografico. Ci si interroga, ad esempio, su quale sia la via migliore per assicurare un livello di vita dignitoso a ciascuno, salvaguardando al contempo le risorse del pianeta. Ci si chiede poi se esista un modo per ridurre le diseguaglianze che caratterizzano la popolazione mondiale: tra ricchi e poveri, tra donne e uomini, tra persone istruite e persone analfabete, tra chi ha accesso ai servizi sanitari e chi no. Disuguaglianze che, sottolinea il rapporto dell’Unfpa, «non permettono ancora di cogliere appieno i benefici di questo immenso capitale umano».