Raffaele Cantone © Ministero Istruzione

«Abbiamo rischiato e abbiamo vinto»: con queste parole il ministro della Giustizia Andrea Orlando commenta il voto di approvazione del Senato al ddl anticorruzione, che ora passa nuovamente alla Camera.

«Sapevamo che c’erano posizioni diverse e dunque sono molto soddisfatto per un risultato che non era scontato», continua Orlando. «Contro il malaffare ce la stiamo mettendo tutta, un grazie sentito ai senatori del Pd e degli altri partiti che hanno votato il testo».

Il ddl è passato con 165 voti favorevoli, 74 contrari, 13 astenuti. La maggioranza è quindi riuscita a mantenere nel testo il reato del falso di bilancio le cui pene vanno: per le società non quotate, da 1 a 5 anni; per le società quotate, da 3 a 8 anni; per le piccole imprese, da 6 mesi ad un massimo di 3 anni.

Le società che hanno tratto vantaggio dal falso di bilancio dovranno invece pagare delle sanzioni pecuniarie pari a 600 quote per le società in Borsa e a 400 quote per le non quotate. Il testo mantiene il divieto di intercettazioni per le società non quotate.

Gli altri due passaggi fondamentali del ddl sono l’inasprimento delle pene per i reati di mafia (con l’approvazione dell’art 4, i boss e i loro uomini rischiano fino a 26 anni di carcere) e il potenziamento del raggio di azione dell’Autorità nazionale Anticorruzione. In base all’art 6, questa dovrà essere informata dal pm qualora venga esercitata un'azione penale per reati contro la pubblica amministrazione. Inoltre, l’Autorità potrà intervenire sui contratti di appalto segretati.

Non è passata invece la proposta del M5S di introdurre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per chi commette reati di corruzione. Soddisfatto il premier Matteo Renzi che, su Twitter, scrive: «Approvata la legge #anticorruzione: stretta sui reati di mafia, falso di bilancio, aumentano pene per corruzione PA #lavoltabuona».

Più cauta invece la reazione di Raffaele Cantone: il commissario anticorruzione ammette che il ddl «è un pezzo utile» ma aggiunge: «Non avrà effetti salvifici. Non basta. Il ddl è importantissimo, ma un codice degli appalti benfatto serve molto di più per arginare la corruzione che non alzare le pene».