© GettyImages

Giovani italiani in cerca del successo facile e rapido, sempre meno interessati all’offerta formativa e più imprigionati nel presente che proiettati verso il futuro. È la fotografia scattata dal Censis, l’istituto di ricerca socioeconomica italiano che raffigura uno scenario non certo confortante. Agli italiani mancherebbe una visione del futuro, in un mondo dominato dalle emozioni, conta solo quello che si prova nel presente, non la tensione che porta a guardare lontano. E così in Europa i giovani italiani sono quelli che meno hanno intenzione di avviare una propria attività autonoma: il 27,1% contro una media europea del 42,8%, il 74,3% in Bulgaria, il 62,2% in Polonia, il 60,6% in Romania, ma anche il 53,5% in Spagna, il 44,1% in Francia e il 40,3% nel Regno Unito. Significativa è la motivazione addotta: al 21,8% appare un’impresa troppo complicata, contro una media europea del 12,7%.
E’ la filosofia del tutto e subito. La scuola perde significato perché l’offerta formativa non garantirebbe il raggiungimento del successo attraverso un percorso di studi impegnativo. In quest’ottica non si pensa a investire per il domani, ma si pensa al presente: nel tempo la quota di risorse destinate ai consumi è aumentata più della quota destinata agli investimenti. Dal 1990 a oggi i consumi nazionali sono cresciuti del 22% mentre gli investimenti solo del 12%. E negli ultimi dieci anni i consumi sono cresciuti del 7% mentre gli investimenti sono scesi dell’1%.
Dai dati delineati dal Censis sembra quasi che il successo derivi da un biglietto fortunato. Se è vero che solo cinque milioni di italiani comprano ancora il biglietto della lotteria nazionale, quelli che giocano alle lotterie istantanee e al ‘gratta e vinci’ sono più del doppio. Gli importi giocati alle ‘new slot’ erano nel 2007 quasi 19 miliardi di euro, cioè il 44,4% del totale giocato. Sono aumentati nel 2008 a 21,7 miliardi (il 46% del totale), a 25,8 miliardi nel 2009 (il 47%), fino a 32 miliardi nel 2010 (il 52%). Non solo le slot hanno visto crescere le giocate di circa il 70% in quattro anni, ma rappresentano ormai più della metà delle giocate complessive: nel mese di maggio 2011 la quota è salita ancora al 58%.