© iStockPhoto.com/mattjeacock

Avviso ai lettori: impiegherete 12 minuti per arrivare alla fine dell’articolo e domani ve lo sarete già scordato. Nulla di grave, certo. Ma se fosse invece la relazione da presentare davanti agli azionisti? C’è chi legge 100 parole al minuto per poi dimenticarsele e ricominciare da capo (tutti noi) e chi arriva alla velocità di 900 parole al minuto memorizzando tutto e subito. Un genio? Macché, semplicemente qualcuno più allenato di noi a usare il cervello al massimo delle sue potenzialità. Sono quelli che in ufficio sembrano avere messo il turbo: ricordano un intero conto economico a memoria, in riunione parlano a braccio senza bisogno di slide, sono sempre rilassati ed escono prima degli altri senza mai portarsi a casa il lavoro. Ma soprattutto fanno carriera molto, molto velocemente. La buona notizia: questo manager potreste essere voi, basta volerlo e sapere come fare. «Avere una buona memoria non è una dote innata», ci spiega Matteo Salvo, 37 anni, guru di apprendimento e unico italiano a partecipare alle Olimpiadi della Memoria classificandosi ottavo a livello mondiale per aver memorizzato un numero lungo 1124 cifre, «ma la conseguenza di un metodo che tutti possono imparare. E che funziona sempre». Matteo Salvo tiene corsi di memoria dal ’98 ed è l’unico istruttore in Italia certificato dal campione Tony Buzan per le mappe mentali, le tecniche per rappresentare graficamente il pensiero usate sempre più spesso da imprenditori, professionisti e manager, come quelli di Mercedes, Easy Jet, Feltrinelli o Armani. Vanno a scuola da lui. «Poter ricordare tutto quello che si legge e si ascolta non solo rende la vita più facile, anche sul lavoro, ma ci libera una enorme quantità di tempo. Certo, esistono ottimi manager che non applicano queste tecniche, ma fanno il doppio della fatica per raggiungere gli stessi risultati», commenta.

IL SEGRETO DELLE MAPPE
Bene, da dove si comincia? Tutto sta nell’imparare a usare le mappe mentali, uno strumento grafico e innovativo che permette di sfruttare appieno il potenziale del nostro cervello, così efficaci che vengono utilizzate quotidianamente dai manager di Google o di Toyota. Si fa così: le cento slide di presentazione da imparare a memoria per la riunione vengono rappresentate con parole chiave, immagini e colori in una sola paginetta. Niente a che vedere con i classici schemi a penna, anzi. La mappa deve essere coinvolgente e stimolare tutte le parti del nostro cervello, la logica, il ritmo, la creatività. E così in un foglio A4 si possono sintetizzare centinaia di tabelle excel, numeri e date. Insomma, leggere e ripetere, due o tre volte, come ci hanno insegnato a scuola, sarebbe il metodo sbagliato: alcuni studi (vedi tabella) dimostrano che dopo due settimane ricordiamo solo un decimo di quello che abbiamo letto, ma fino al 50% di quello che vediamo e addirittura il 90% di quello che facciamo. La percentuale più rilevante di quello che ricordiamo, insomma, si basa sulla vista e sull’azione. E qui entra in gioco la tecnica. «Una delle più efficaci», continua Salvo, «è associare alle informazioni che voglio memorizzare una immagine paradossale, in movimento e vivida. Funziona con i numeri ma anche con le lingue straniere: con questo metodo potete imparare fino a trecento nuovi vocaboli al giorno. Come dire, in un mese chiunque può parlare tedesco». O cinese, o qualunque altro idioma. La prova? Il bambino (Andrea Latorre, ndr .) che al Superbrain di RaiUno dell’anno scorso ha memorizzato la corretta sequenza di 50 coppie di sposi, vincendo 50 mila euro, ha semplicemente applicato una tecnica. La stessa che tutti possono imparare: chi ottiene questi risultati, infatti, non ha buona memoria, ma buone tecniche. MIGLIORARE IN 7 MOSSE

Cervello © iStockPhoto.com/BrianAJackson

UN AIUTO DAI COMPUTER
Il fenomeno è diventato anche un business: in Italia i corsi di lettura veloce e di super memoria sono decine, fra lezioni in aula (pure nel weekend) e libri o Dvd da studiare a casa. I prezzi viaggiano sui 500-1.000 euro o più e, in generale, tutti si rifanno a tecniche che conoscevano anche gli antichi romani, come i loci ciceroniani (associare le cose da ricordare ai diversi luoghi di un percorso ben noto) o le imagines agentes (scenette create nel “teatro della memoria”), e che da allora non sono cambiate. Fino a oggi. Il computer, infatti, ha messo il turbo anche in questo ambito e oggi anche le mappe mentali, come la musica e tutto il resto, hanno la loro bella versione digitale. «Si chiamano solution maps e sono mappe mentali digitali che non servono solo a ricordare, ma vengono usate per ideare, progettare e comunicare », dice Alberto Scocco, ingegnere che preferisce però definirsi facilitatore di apprendimento organizzativo, «e vengono usate per supportare il project management, la collaborazione e il lavoro di gruppo, l’apprendimento organizzativo o il problem solving». Tutto con l’aiuto di software come MindManager, XMind o MindMaple, strumenti professionali che vengono in soccorso del nostro cervello aiutandolo a decidere meglio, più in fretta e in maniera davvero creativa. E che possono essere usati in qualunque situazione, anche quando si vuole cambiare lavoro e non si sa da che parte cominciare.

SCORDATEVI IL FOSFORO
Nel frattempo, la scienza sta facendo progressi, anche se ancora si è molto lontani dall’aver scoperto il segreto della memoria. Anche perché l’argomento è molto complesso, basti dire che di memorie non ce n’è una sola. «Non esiste una sola facoltà della memoria, ovvero un singolo dispositivo nel nostro cervello che ci consente di analizzare informazioni, depositarle e richiamarle quando ci servono», ci spiega Stefano Cappa, professore di neuroscienze presso l’Università Vita-Salute al San Raffaele di Milano. «La memoria non è una funzione unitaria, ma un insieme di strumenti differenti che consentono di far fronte in modo articolato alla necessità biologica di registrare l’esperienza. Il sistema di memoria più complesso, forse patrimonio esclusivo della nostra specie, è la memoria episodica, responsabile della capacità di registrare, immagazzinare e recuperare quelle informazioni che sono caratterizzate da precise coordinate: dove, quando, con chi. Ma non è una macchina fotografica», continua il professore, «perché ricordare è un processo di ricostruzione che segue le leggi del funzionamento del cervello piuttosto che i nostri desideri». Molti i miti da sfatare, uno su tutti, il fosforo: mangiare pesce fa sempre bene, ma se volete potenziare i ricordi non ingozzatevi di merluzzo, sarebbe inutile. Meglio una dieta equilibrata e calibrata. Pillole? «Per la memoria non esistono», ribadisce il professor Cappa, «e non ci sono scorciatoie: serve tanto allenamento, mentale e fisico».

APPROFONDIMENTI
Ultime dal cervello Il quoziente intellettivo non dà lavoro
Le app per allenare la memoria In libreria