Yoda: "Fare o non fare, non c'è provare"

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«Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana». Impossibile resistere alla tentazione di iniziare questa intervista così come George Lucas – e chi ne ha raccolto il testimone in seguito – cominciava ripetutamente gli episodi della straordinaria saga di Star Wars . Anche se, bisogna dirlo, nel nostro caso l’azione si svolge in un tempo assolutamente prossimo, fine giugno, e su un piccolo quanto vicino e straordinario pianeta, il nostro. Siamo in una sontuosa villa che si affaccia sul lago di Como, con le sue terrazze infiorate, il molo privato lambito dalle timide onde e frondosi alberi assiepati lungo i viali le cui foglie tremano al sottile venticello di inizio estate. Le limousine vanno e vengono in assoluto silenzio, alcuni sono visi conosciuti – capi di importanti aziende – altri meno (si tratta di dirigenti stranieri accorsi all’evento), altri ancora – due o tre –, piuttosto giovani, hanno l’aria di agguerriti startupper molto più che di belle speranze. Per partecipare all’evento hanno pagato una cifra astronomica (gli organizzatori non hanno voluto rivelarla), ma probabilmente la spesa vale la candela. La stampa – cioè i due soli giornalisti ammessi – non sarà, comprensibilmente, autorizzata a partecipare alla sessione. Solo pubblico pagante, quindi. Il tema dell’incontro è alquanto vago La forza di un uomo, la forza di un leader , che può voler dire tutto e nulla allo stesso tempo. Ma l’enfasi e la riservatezza circolate intorno a questo blindatissimo incontro, indicherebbero che qualcosa di eccezionale è nell’aria. Bisognerà aspettare e saperla cogliere.

Insieme all’altro rappresentante della stampa (un tedesco che si lascia sedurre abbondantemente dalle bellezze del posto e dal buffet dei drink), dobbiamo attendere che il seminario si svolga, prima di incontrare – ammesso che si renda disponibile e non sia troppo stanco, la qual cosa non è ancora certa – il prestigioso speaker ingaggiato per l’occasione. Le condizioni non sono ottimali per realizzare un buon servizio, ma tant’è. Trascorsa la mattinata, siamo portati in un luogo appartato, per non avere contatti con i partecipanti e scoprire l’identità dell’ospite d’onore. Trascorso il primo pomeriggio, a sorpresa il capo della comunicazione della società organizzatrice arriva nel salotto dove stazioniamo insieme al tedesco, che proprio in quel momento ha pensato bene di andarsene a zonzo per il parco della villa. Quindi, sarò la prima e probabilmente forse anche l’unica a poter incontrare il segretissimo speaker. Attraversiamo corridoi, sale riccamente decorate e arredate, ci inerpichiamo lungo un paio di rampe di scale, e in fondo a un corridoio in penombra il mio accompagnatore bussa sommessamente a una porta, nessuno risponde ma lui la apre lentamente, mi invita a entrare per poi richiuderla con cura alle mie spalle. Sono in un piccolo salottino, dalle finestre quasi del tutto oscurate, la luce è flebile e intravedo nella stanza accanto la camera da letto, dove al posto del letto – dietro un paravento di carta di riso – c’è una stuoia intrecciata con un piccolo cuscino e un plaid di colore chiaro. Aspetto per degli interminabili secondi o minuti. Non si sente alcunché. Vorrei sedermi, ma mi sembrerebbe un gesto di scortesia per il mio ospite.

Yoda-Star-Wars

Aspetto, e quando il pensiero che possa trattarsi di un errore si affaccia nella mia mente, una voce sommessa e allo stesso tempo divertita arriva da dietro il paravento. «Nessun errore, nessun errore. Nel luogo giusto lei è». Sono sorpresa, mi sembra di conoscere quella voce e quella cadenza. Aguzzo lo sguardo cercando di vedere meglio nella penombra, e dopo pochi secondi la sagoma di una figura piccola, molto piccola, si staglia dietro il paravento. Procede lentamente, è quasi goffa, appoggiandosi a qualcosa. Ancora qualche secondo e arriva alla fine del paravento, dopo di che si ferma. Per un’infinitesima frazione di un attimo il mio cervello si rifiuta quasi di credere a quanto vede: il segretissimo e innominabile speaker, scelto per intrattenere i capitani d’industria accorsi in un lunedì di fine giugno in questa assolata villa italiana, è niente poco di meno che il maestro Yoda, colui che ha istruito per secoli i cavalieri Jedi di Stars Wars . Alza lo sguardo e mi fissa in silenzio, procede verso di me col suo nodoso bastone a fargli d’appoggio. Quando mi è vicino, si ferma, accenna un gentile sorriso e mi indica con la mano due grossi cuscini appoggiati sul pavimento, che prima non avevo notato. Ci sediamo l’uno di fronte all’altra. Continuo a guardarlo incredula. «Stupita lei è», esordisce spiccando una sonora risata.

È vero, come lo sarebbe chiunque. La platea di persone che ha incontrato oggi non lo era? 
Già, già (ride)...

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L'intervista continua sul numero di Business People agosto  

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