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Giulio Tremonti

“Prima di fare il ministro dichiaravo al fisco 5 milioni, 10 miliardi di vecchie lire all'anno. Devo dire che do in beneficenza più di quanto prendo come parlamentare”. Così il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, risponde all’accusa di aver ricevuto favori illeciti (in particolare un affitto in nero per la casa in via Campo Marzio del suo ex braccio destro Marco Milanese). Dopo essere intervenuto sulle pagine dei quotidiani la Repubblica e Corriere della Sera , il ministro sottolinea la sua posizione: “Non ho bisogno avere illeciti favori, di fregare i soldi agli italiani; non ho casa a Roma non me ne frega niente, non faccio vita di salotti”.
Dalle pagine de la Repubblica , però, il ministro riconosce di aver fatto una “stupidata”. E di questo, aggiunge Tremonti, “mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità”.
“In quella casa non ci sono andato per banale leggerezza - continua il ministro - Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo”. Nel corso del programma Uno mattina Tremonti precisa che nel suo lavoro si sentiva “spiato, controllato, pedinato”. Da qui la decisione di accettare la proposta di Milanese. Il titolare di via XX settembre, però, respinge le accuse di evasione fiscale. “Chi parla di evasione fiscale è in malafede, questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente indiscutibile l'assoluta regolarità del mio comportamento e del mio contributo alle spese di quell'affitto”. Se poi ci sarà un illecito, “la magistratura procederà. Forse avrei dovuto essere più attento – ripete il ministro – ma se devi lavorare in questo modo... Gestire il terzo debito del mondo ti impegna abbastanza”.

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