Dopo l’enfasi sul Mondiale dei mondiali e la voragine aperta ai vertici del mondo del calcio in conseguenza di quella che si potrebbe eufemisticamente definire “la non brillante trasferta degli Azzurri in terra verdeoro”, sfociata alla fine nella triste pantomima dell’elezione del presidente Tavecchio – senza tacere i mancati colpi sul terreno del calciomercato, nonché la staffetta sulle panchine di due top team del calibro di Juventus e Milan – si è aperta una stagione particolarmente turbolenta per il variegato universo del pallone.

Quanto meno interlocutoria. Il Campionato promette quindi colpi di scena a go-go, quasi quanto ne preannuncia il palcoscenico della politica e il variegato carosello di talk televisivi che ne seguirà minuziosamente (ma non si sa quanto proficuamente) gli umori. In entrambi i mondi gravita Ilaria D’Amico, votandosi ogni santa domenica allo sport più amato dagli italiani con Sky Calcio Show e, al momento opportuno, alla politica con format di approfondimento ad assetto variabile: il recente Tango in tandem con Giuseppe Cruciani e in precedenza con le interviste one-to-one de Lo spoglio , entrambi su Sky Tg24, fino al semitalk irrorato di inchieste su La7 con Exit fino al 2011.

Pallone e informazione, dunque. Sangue e arena… Due ambiti, a voler guardare i dati Auditel, a target decisamente maschile, affrontati col piglio di chi all’inizio della sua carriera puntava a distrarre l’attenzione dalla sua avvenenza e che, strada facendo, ha scoperto di non aver bisogno di dismettere tacchi, tubini e scollature per essere credibile, essendosi conquistata l’attenzione dovuta misurandosi alla pari in studio e in collegamento con la turbolenza di calciatori, allenatori e presidenti, che nulla hanno da invidiare a un Silvio Berlusconi o un Renato Brunetta qualsiasi, politici ai quali ha dato non poco filo da torcere.

In più per lei si preannuncia un autunno caldo dopo un’estate bollente: in virtù della sua recente relazione con il capitano della Nazionale, Gigi Buffon, si è guadagnata di diritto valanghe di copertine e servizi fotografici su tutti i rotocalchi, ma anche su quotidiani e testate sportive. Come dire: Ilaria è senza dubbio la regina del gossip del momento, di cui (è un’avvertenza che, per onestà, ci teniamo a dare ai nostri lettori, non essendo materia d’elezione di una testata come la nostra) non troverete traccia nell’intervista a seguire.

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Estate più corta del solito questa per lei, dopo i Mondiali finiti a metà luglio è ripartita a fine agosto con il Campionato di serie A, che vede una versione del suo Sky Calcio Show ampliato nel formato e nel numero dei commentatori.
Già, quest’anno la pausa è stata più breve, ma ho avuto un mese di vacanze, roba da privilegiati considerando come vanno le cose in Italia, di questi tempi. È vero, il programma praticamente raddoppia e si articola in moduli arrivando fino a mezzanotte. Da una parte c’è quello dedicato alla più stretta attualità, con i commenti dei protagonisti della giornata immediatamente dopo gli incontri, dopo di che piano piano proponiamo un approfondimento diverso che include il tema del giorno, interviste, servizi, l’incontro oneto- one con un protagonista della settimana che non ti aspetti, in cui emergano i tratti della sua personalità. Senza dimenticarsi di raccontare tutto il bello del calcio, non solo italiano. Ecco, quest’anno vogliamo prenderci il tempo per fare riappassionare, com’è successo durante gli ultimi Mondiali, il pubblico alle cose del calcio giocato utilizzando tutti i vantaggi che la moderna tecnologia mette a disposizione. Cosa che a Sky non manca di certo.

Lei sarà sempre presente a oltranza fino a mezzanotte?
È ancora da vedere, dipenderà da quanto sarà fondamentale che io ci sia. Potremmo, ad esempio, ipotizzare a volte una staffetta con i miei colleghi. D’altra parte da noi c’è solo l’imbarazzo della scelta: sono tutti molto bravi.

Formato più ampio e più commentatori in studio, sempre più dominatrice…
Scherza? Io non mi sento affatto dominatrice, perché mi sembra di aver fatto il militare in questi dieci anni insieme a loro. Mi sento più un commilitone (ride). Però ognuno ha il suo ruolo, diciamo che loro sono sicuramente dei musicisti raffinati e io il direttore d’orchestra.

Ha dichiarato che con questo nuovo corso intendete in qualche modo essere parte del cambiamento del sistema del calcio italiano e raccontarlo. In che direzione dovrebbe andare?
L’esperienza della Nazionale nonché dei club racconta l’ineludibile necessità di cambiamento, che parta dalle regole e abbia tra le sue priorità l’investimento sui giovani, a vari livelli. Tutti aspetti che si verificano solo se – come accade sempre in Italia – sono accompagnati da regole che in qualche modo te li impongano e li rendano più vantaggiosi. Bisogna trovare un equilibrio nel puntare indiscriminatamente sugli stranieri sconosciuti che affollano i nostri campi, dalla serie B alla serie A, e che – ovviamente non per colpa loro, ma della nostra cecità – impediscono ai talenti locali di trovare spazi di crescita. Certo, non è un problema dei fuoriclasse perché loro emergono comunque, ma dei calciatori di fascia media, che non abbiamo più modo di accompagnare e far crescere.

E i vertici del calcio in che direzione devono muoversi?
Assolutamente e irrinunciabilmente verso il cambiamento. È tempo che il calcio, compresi i club di serie A, prendano coraggio e facciano davvero autocritica.

Insulti razzisti e xenofobi, violenza negli stadi e fuori tra le tifoserie, società cariche di debiti e in ostaggio degli ultrà, scandali scommesse vari. Il calcio è lo specchio del Paese, o solo un ambito dove trovano sfogo anche gli animi più bassi del Paese?
Il calcio racconta in maniera amplificata quello che il Paese è capace o incapace di esprimere in un certo momento storico. In questo senso il calcio e il suo teatro, dentro e fuori dagli stadi, diventano la giustificazione ai nostri istinti più bassi, un paravento dietro il quale nascondere le nostre frustrazioni e il malcontento sociale che però non siamo capaci di modificare attraverso gli strumenti che a vari livelli la democrazia ci mette a disposizione.

Sente di aver vinto definitivamente i pregiudizi dell’universo maschile nei suoi confronti, in quanto donna che parla di calcio e, quindi, “geneticamente” impossibilitata a farlo?
(ride) Rido perché è una cosa che non percepisco più ormai da anni, forse solo perché mi ci sono abituata… Non so. Che le donne che si occupano di calcio siano ancora un po’ viste come degli extraterresti è vero, ma fortunatamente lavoro in un contesto in cui l’unica differenza che ha un peso è tra chi fa le cose bene e chi non le sa fare. E quando il metro di giudizio diventa la meritocrazia, noi donne partiamo sostanzialmente avvantaggiate.

A proposito di donne: la tv ha per antonomasia una platea in gran parte femminile, ma lei ha scelto ambiti, lo sport e l’informazione, con target essenzialmente maschili. È un caso o c’è del metodo?
Più che del metodo nelle mie scelte c’è stata, forse, un’inclinazione. È più nelle mie corde raccontare cose “di ambito maschile” che non magari sentirmi in sintonia con una scelta più morbida, più femminile. Probabilmente dipende dal mio modo d’essere. E poi, vada per il calcio, che è un genere a vocazione maschile, ma mi sfuggono le ragioni essenziali dell’assioma secondo cui la maggior parte delle italiane non guarda l’informazione ma si abbuffa di soap opera… Possibile che non condividano insieme ai loro compagni la visione di un telegiornale o di un programma giornalistico? Oppure, si potrebbe pensare che le donne approfittino di queste occasioni per ritagliarsi degli spazi serali di beata singletudine… (ride).

Tango ballerà ancora quest’anno?
Tango è nato per rispondere a una precisa necessità della rete, Sky Tg24, di proporre un suo punto di vista, originale rispetto a quanti hanno affollato la scena a ridosso delle elezioni europee, affidandolo a due giornalisti con un punto di vista diametralmente opposto. Devo dire che pensavo che sarebbe stato più complicato carburare, amalgamare le nostre due differenti anarchie, mia e di Giuseppe (Cruciani, ndr), e temperare la nostra vocazione da solisti, ma alla fine abbiamo portato a casa il risultato anche grazie al contributo di ospiti e collaboratori che non avevano nulla a che fare con la solita compagnia di giro che si vede alternarsi negli studi televisivi grazie a un’inaspettata sintonia che si è creata tra noi.

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QUANDO IL METRO

DI GIUDIZIO

È LA MERITOCRAZIA

NOI DONNE

SIAMO AVVANTAGGIATE

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Personalmente ho trovato l’abbinata non riuscita… Nel senso che l’uno ha limitato, secondo me, le potenzialità espressive dell’altro. Per dirla tutta, lei avrebbe senz’altro ballato meglio da sola, com’era successo già a Lo spoglio .
Si tratta di due programmi diversi, che si proponevano obiettivi differenti. Cambiare modulo e contesto a volte è essenziale per raccontare momenti diversi e sperimentare.

Mi pare di capire che Tango non tornerà, ma questa stagione la vedremo ancora impegnata sul fronte delle news?
Tango tornerà qualora Sky lo ritenesse la miglior scelta per raccontare la politica del prossimo anno. Altrimenti punteremo su altri progetti che sono in fase di studio. L’informazione politica rimane sempre l’altra faccia della mia professione.

Exit su La7, per esempio, era un buon programma. Tanto che è grazie a quel precedente che il suo nome sarebbe entrato nella rosa dei (tanti, forse troppi) papabili a sostituire Giovanni Floris a Ballarò su RaiTre.
Non ne so assolutamente nulla. Ho appena rinnovato il mio contratto triennale con Sky, quindi rimango saldamente sul satellite alla luce di un accordo che ci vede condividere un progetto comune.

In base al nuovo contratto potrebbe eventualmente impegnarsi su altre reti? Lei è stata per anni un’anomalia nella tv italiana perché lavorava in contemporanea per due-tre broadcaster, oltre a Sky, Mediaset, Rai piuttosto che La7.
Pur essendo un accordo d’esclusiva, con l’azienda esiste un gentlemen’s agreement in base al quale, se dovessero arrivare delle proposte esterne particolarmente interessanti, si potrebbe di volta in volta valutare insieme il da farsi. Lo so, gentlemen è un termine poco usato nell’ambiente, ma credo che si adatti bene al rapporto che siamo riusciti a instaurare in Sky. Sono le persone a fare le aziende, e stiamo vedendo come anche altrove il cambio della guardia stia modificando pian piano il panorama dell’offerta. Succede in Rai, è successo a La7. E la regola vale anche per la politica, basti vedere quello che è riuscito a smuovere Renzi.

Occupandosi di due generi differenti, si è data regole diverse da seguire quando parla di sport rispetto a quelle che s’impone quando si occupa di informazione politica?
Non del tutto, nel senso che ci sono alcune somiglianze e delle inevitabili differenze che riguardano essenzialmente il mio modo di rapportarmi al genere. Soprattutto negli ultimi anni, il calcio è diventato per me un concentrato di curiosità e divertimento, lo guardo con gli occhi dell’eterna innamorata, che diventa sempre più spontanea e lieve nel volerlo condividere con gli altri. Prima mi sentivo più incatenata alla professione, oggi sento il bisogno di far emergere anche le sporcature, mi affido di più all’istinto e vado a braccio, mentre una volta mi inzeppavo di numeri e statistiche. Quando racconto, invece, la politica, ho ancora bisogno di raccogliere più dati possibili per sentirmi sicura in video. Ho bisogno di sapere ogni cosa su un dato argomento per poter articolare domande e ragionamenti nell’immediato, faccio impazzire i miei collaboratori per raccogliere valanghe di informazioni delle quali utilizzerò alla fine solo il 2%.

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MI INTERESSA SOLO

LA TECNOLOGIA

CHE SA METTERSI

AL SERVIZIO

DEL RACCONTO

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Personalmente ho trovato l’abbinata non riuscita… Nel senso che l’uno ha limitato, secondo me, le potenzialità espressive dell’altro. Per dirla tutta, lei avrebbe senz’altro ballato meglio da sola, com’era successo già a Lo spoglio .
Si tratta di due programmi diversi, che si proponevano obiettivi differenti. Cambiare modulo e contesto a volte è essenziale per raccontare momenti diversi e sperimentare.

Il fatto è che se nel calcio si tratta di navigare tra le diverse sensibilità di una platea composta da tifosi di settimana in settimana delusi o appagati, nella politica mi porto dietro una tensione figlia dei risvolti sociali che intravedo dietro gli argomenti di cui si parla. L’approccio è quindi spontaneamente meno giocoso e in qualche caso anche indispettito, perché sento il peso della violenza che è stata esercitata sugli italiani, incapaci di dare vita a una reazione collettiva contro una classe politica che in alcuni casi ha fatto stupro dei nostri diritti. Quando si affrontano argomenti simili non è immaginabile andare di fioretto, ma bisogna pretendere risposte chiare, e io sento tutta la responsabilità di ottenerle. Magari tra dieci anni, quando la politica sarà capace di cambiare pelle e di riacquistare la credibilità necessaria a essere davvero rappresentante del voto popolare, avrò un altro approccio, ma dubito che cambierà la mia avversione nei confronti di chi ha il dovere di dare le risposte ai cittadini e si rifugia nei soliti slogan senza senso o nella finta rissa per evitare di andare fino in fondo.

Internet, social media, smart tv, tablet… La nuova televisione ha un’anima tecnologica. Essendo quest’ultima un ambito molto più in sintonia con gli interessi maschili, dobbiamo pensare che la tv del futuro sia destinata ad avere un pubblico composto soprattutto da uomini?
Non credo. Tale vantaggio di solito si verifica in una fase iniziale, perché è innegabile che i supporti tecnologici siano un vezzo soprattutto degli uomini, ma - quando ne vale la pena - le donne imparano in fretta. Dall’altra parte, trovo che la tecnologia fine a se stessa, quella dei giochini tecnologici destinati solo a stupire, sia stucchevole. Mi interessa solo la tecnologia che sa mettersi al servizio del racconto e lo fa arrivare meglio al pubblico. A Sky Calcio Show, per esempio, ci consente di far rivedere le azioni da più punti di vista e farle commentare dai campioni in studio. In generale però ciò non significa che chi saprà usarla meglio avrà maggiore successo, perché in televisione vince chi è capace soprattutto di arrivare con le emozioni alla pancia delle persone. E questo prescinde dall’essere uomo o donna e dagli strumenti tecnologici utilizzati.

A parte news e sport, che fanno certamente parte della dieta televisiva dell’italiano medio, come vede certi programmi dei canali tematici destinati alla platea maschile in cui si vedono uomini impegnati in imprese estreme sul ghiaccio o nel deserto, piuttosto che intenti a ricostruire bolidi d’epoca o a cacciare alligatori e inseguire orsi?
Sono programmi che adoro (ride)… Tra miei preferiti c’è Ultimate Survival dove Bear Grylls, il protagonista, vive in condizioni estreme e per sopravvivere mangia orrori di qualsiasi genere. Un altro è Top Gear , un celebre programma della Bbc con tre folli conduttori che si esibiscono con le auto al limite della temerarietà. Sono la mia camomilla, programmi scacciapensieri, ma ben realizzati, utili a chiudere bene la giornata, dopodiché ci si addormenta sereni e sollevati. Dimenticavo, guardo anche Affari di famiglia…

Personalmente vado in trance davanti ad Affari al buio , nelle diverse versioni…
Lo vedo anch’io.

Crede che gli uomini li guardino prendendoli sul serio o solo per distrarsi tanto quanto fanno le donne?
Me lo sono chiesta anch’io. Credo però che la risposta stia nel fatto che dobbiamo smetterla di cercare ossessivamente di capire gli uomini, e accettare definitivamente che uomini e donne non sono in grado di comprendere fino in fondo i rispettivi processi mentali; siamo animali assolutamente incompatibili, diversi. Rassegniamoci una volta per tutte… Ma devo aggiungere che è proprio grazie a questa dinamica costante di attrazione e reazione che si svolge l’eterno gioco dei sessi. E vivaddio, altrimenti sai che noia!!