«È indispensabile partire dalle origini e soprattutto dalla famiglia dove sono cresciuto e dall’imprinting che mi è stato dato: mio padre Tito è un vero e proprio personaggio, uno che negli anni ‘70 e ‘80 ha venduto qualche milione di jeans con marchi storici come Americanino e Kinghino. Un’intuizione lungimirante per l’ormai lontano 1985! Poi però ci sono stati degli anni davvero bui, anni in cui per la mia famiglia le cose non sono andate per niente bene e la società ha avuto delle grosse difficoltà. E io mi sono ritrovato da studente (gli mancano due esami per laurearsi in Giurisprudenza, ndr) a passare dal paese dei balocchi, da figlio unico e straviziato che correva in moto in mezzo alle pezze di jeans, a scoprire una realtà della vita un po’ più difficile di quello che pensavo e ho dovuto reinventarmi e iniziare a lavorare. Sono quindi ripartito, insieme a mia mamma, da un piccolo negozio di confezioni, inizialmente lavorando per altri brand, fino al 2003 quando ho deciso di creare un pantalone che ho sempre cercato e mai trovato: un jeans sartoriale che vesta alla perfezione! Ed ecco che allora, in un momento in cui il mondo del denim era particolarmente apprezzato, io ho avuto un’intuizione illuminante: far sì che il cliente andasse a comprare questo tipo di pantalone direttamente in sartoria o in boutique pregiate che per cultura non trattano questo prodotto. Il fatto di aver fin da piccolo indossato camicie e abiti su misura, mi ha formato mentalmente verso un gusto che ha fatto si che, creando un jeans di questa fattura, incontrasse il gusto anche di molte altre persone. Non ho fatto altro che prendere tutto ciò che di meglio si può reperire sul mercato, dai tessuti agli accessori al packaging, ho messo insieme queste variabili che hanno fatto partire questa avventura che sta davvero avendo un grandissimo successo».