Gherardo Magri © V. Pardi

GHERARDO MAGRI
52 anni, è da gennaio 2010 amministratore delegato di Vaillant Saunier Duval Italia. Magri, in quasi 30 anni di carriera, ha maturato importanti esperienze in multinazionali tra cui Candy Group, Blu, Philips, Fiat Auto, Fisher-Price e Nabisco

Immaginate un sasso, simile alla ceramica che (grazie alla sua elevatissima porosità) è in grado di assorbire e rilasciare grandi quantità di vapore acqueo, riscaldandosi fino a raggiungere temperature che possono alimentare un impianto di riscaldamento. E di generare calore ininterrottamente per circa 300 anni. È la nuova «scoperta futuristica» per il comfort abitativo dei ricercatori Vaillant (un team che, «in questi anni di lotta per la liberazione dal petrolio«, conta 530 dipendenti in sette location mondiali con all’attivo più di 3000 brevetti) che ha portato all’impianto zeoTHERM (in aprile in Italia), mix di super tecnologie (pompa di calore a zeolite, caldaia a gas a condensazione e solare), per ottenere un rendimento superiore del 20% rispetto alla semplice tecnologia a condensazione. Se pensiamo al 1874, anno in cui il signor Johann Vaillant, costruttore artigiano di scaldabagni, fonda l’azienda di famiglia con l’intento di «proteggere la salute delle persone», possiamo a ragione dire che di acqua ne è passata «dentro ai tubi». Oggi i suoi discendenti controllano un gruppo internazionale con prodotti che spaziano dalle caldaie per piccole abitazioni agli impianti centralizzati per grandi edifici, dai pannelli solari alle pompe di calore geotermiche. E un fatturato mondiale 2010 di 2.314 milioni di euro. Antesignani dell’energy saving, è del 1991 il lancio della prima caldaia ecologica a bassa emissione, conosciuta come Tecno-block Low NOx. Ma sulla sostenibilità Vaillant ha costruito tutto il proprio sviluppo e la propria strategia industriale (è tra le prime tre aziende tedesche in fatto di green): l’impegno in questa direzione infatti non si ferma alla tecnologia ma coinvolge l’intero assetto aziendale e, in primis, la produzione. In pochi anni i rifiuti sono stati ridotti di quasi il 30%, del 7,4% il consumo d’acqua e del 23% quello del petrolio. «La nostra è una visione lungimirante, perché produrre benessere per gli altri garantisce il proprio». In Italia a capo di questa «società familiare», fedele nei decenni al proprio modello di business, c’è da gennaio 2010 Gherardo Magri.

I NUMERI DI VAILLANT
1874 anno di fondazione dell’azienda 60 Paesi in cui Vaillant Group è presente
12.423 dipendenti
500 specialisti in Ricerca e Sviluppo
8 marchi controllati (Vaillant, Saunier Duval, AWB, Bulex, DemirDöküm, Glow-Worm, Hermann, Protherm)
3.000 brevetti per le invenzioni
2.314 mln di euro di fatturato mondo 2010
+5% trend fatt. Italia 2010 (sul 2009)

Dottor Magri, perché Vaillant ha fatto della sostenibilità il pilastro della propria crescita?
Anzitutto perché, come ha detto a suo tempo il nostro fondatore, ci sta a cuore la salute delle persone. E poi perché non tutti sanno che sono proprio gli edifici, e non i trasporti, i principali responsabili (con un 41% sul totale) delle emissioni di CO2. E, aggiungo, di questo 41%, l’85% dei gas tossici arriva dagli impianti che producono riscaldamento e acqua calda. Chi più di noi quindi dovrebbe farlo? Ma vorrei che fosse chiaro che già solo con la tecnologia esistente, la riduzione dell’impatto ambientale sarebbe immediata e risolutiva. Purtroppo in Italia non c’è né la percezione che sia così forte l’emissione abitativa, né una precisa volontà politica.

Cosa si potrebbe fare come primo passo?
Senza tirare in ballo le più recenti innovazioni tecnologiche, per ottenere una riduzione immediata del 30% delle emissioni, basterebbe sostituire il parco caldaie esistenti, con prodotti a condensazione, tecnologia ormai standard per tutti i nuovi impianti. Con un passo in più potremmo combinare tecnologia a condensazione e pannelli solari. Oppure, ancora meglio, scegliere un sistema dotato di pompa di calore che riduce le emissioni di CO2 del 60%.

Qual è, a proposito, la situazione in Italia?
Disastrosa. Nel nostro Paese abbiamo il 75% di caldaie tradizionali (pari a 12 milioni di apparecchi obsoleti) e solo il 5% a condensazione. In Inghilterra sono già oltre al 90%, in Olanda al 100%. Ciò significa che a conti fatti da noi la cultura ambientale è pari a zero. Ma il vero problema non sta, come si pensa, nel costo del rinnovo degli impianti.

E dove sta allora?
Nell’assoluta mancanza di una vera politica energetica e nel fatto che la voce di Assotermica, la nostra associazione di categoria, ha ancora troppo poco peso, pur facendo molte attività interessanti. Alla base manca una volontà politica forte che voglia ascoltarci. Anno dopo anno gli uffici statali, d’inverno, spalancano le finestre per il caldo. Le sembra un buon esempio? E pensare che basterebbe incentivare la sostituzione dei vecchi impianti. Altrimenti come arriveremo all’obiettivo del 20% di produzione di energia rinnovabile (che per noi è sceso al 17%) entro il 2020? Pensi che al momento siamo all’1%...

Vaillant Italia è nel consiglio direttivo di Assotermica. Come vi state muovendo?
Con Assotermica stiamo pensando a varie iniziative. Stiamo cercando di far capire al Governo e al Ministero dell’Ambiente quanto sia urgente per la salute e il benessere del pianeta il fatto di cambiare il parco macchine vecchio e di mantenere gli incentivi sul lungo periodo. Ma da noi è proprio questa visione sul lungo periodo che manca. Basterebbe un piano che durasse almeno cinque anni. In ogni caso noi andiamo avanti anche da soli, tanto se non sarà politica, la spinta verrà dal mercato, da iniziative locali, dal privato. Oggi in Italia c’è più sensibilità ecologica nel privato che nel pubblico. Un vero controsenso.

Certo andare avanti da soli non è facile. Qual è la sfida di Vaillant per i prossimi anni?
Sarà proprio quella della ecosostenibilità: trovare il modo migliore di utilizzare l’energia nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Che si tratti di fornire riscaldamento, raffrescamento o acqua sanitaria, noi puntiamo a questo anche perché è questo che chiede il mercato. La richiesta sta aumentando con una rapidità senza precedenti e i nostri ricercatori si muovono con lo stesso ritmo. Il futuro è di chi riesce a coniugare efficacia, efficienza e sostenibilità.

In questo senso la passione di Vaillant per l’innovazione tecnologica aiuta...
Sì, la ricerca oggi è tutto. E Vaillant è una family company che ha nel Dna la vocazione a produrre tecnologia e innovazione, e a tradurre i sistemi più complessi nella semplicità dell’uso quotidiano. La ricerca tecnologica oggi è la migliore alleata dell’ecologia e del pianeta.

Dalla prima caldaia per riscaldamento domestico del 1924 ad oggi, come si sono evoluti i vostri prodotti?
Diciamo che noi ci muoviamo da sempre con quattro grandi collaboratori: l’acqua, l’aria, il sole e la terra. L’acqua è la risorsa che ci ha permesso di cominciare con lo scaldabagno pionieristico di Johann Vaillant. Nei decenni a seguire, abbiamo proseguito con le caldaie murali fino a quella a condensazione. Oggi il sole è entrato a pieno titolo come risorsa sovrana e le nostre caldaie a condensazione possono essere abbinate a pannelli solari, con ulteriore risparmio di energia. Poi l’aria, la risorsa che ci ha permesso di passare alla seconda avventura, con l’ingresso nella climatizzazione. La terra invece è la risorsa che stiamo scoprendo in questi anni di lotta per la liberazione dal petrolio. Senza saperlo, l’uomo calpesta da sempre una fonte inesauribile di energia, sotto forma di calore. Il nostro pianeta assorbe e immagazzina soprattutto nel suolo il 41% dell’energia del Sole. Vaillant, con le pompe di calore geotermiche, si è messa in testa di andarsela a prendere, trasformandola in riscaldamento domestico e acqua calda.

LE TAPPE
1874 Johann Vaillant progetta e realizza il primo scaldabagno a gas
1894 Il fondatore ottiene il brevetto per lo scaldabagno a gas a camera stagna
1924 Nasce la prima caldaia destinata al riscaldamento domestico
1960 Vaillant sbarca nel nostro Paese con i primi prodotti a gas
1960 È l’anno in cui viene lanciato il primo scaldabagno elettrico
1990 L’azienda mette radici in Italia, inaugurando la sede di Milano
1991 Viene commercializzata la prima caldaia ecologica a bassa emissione (Tecnoblock)
2001 Acquisizione del gruppo inglese Hepworth (marchi come Saunier Duval e Hermann)
2008 Inizia la produzione dei collettori solari a GelsenKirchen, in Germania
2011 Nuovo sistema (Vaillant e Honda) di energia micro-combinata per uso domestico

In effetti la geotermia è ancora poco conosciuta in Italia. Qual è il principio che la rende così interessante?
È semplice: si scende nel sottosuolo con delle sonde e si sfrutta la temperatura accumulata dal terreno per riscaldare l’acqua e produrre energia. Il Nord Europa ci ha già investito molto, soprattutto nei grandi impianti. Le nostre pompe di calore geotermiche prelevano dal terreno oltre il 75% dell’energia usata per riscaldare o raffrescare l’ambiente domestico.

Quali ulteriori passaggi farà la tecnologia nel futuro?
Le più recenti innovazioni di Vaillant nel campo delle energie rinnovabili sono la cogenerazione, la micro-cogenerazione, e lo sviluppo nell’applicazione della zeolite.

Cosa si intende per cogenerazione?
Significa generazione contemporanea di due tipologie di energia: energia termica combinata con energia elettrica. Questo processo consente di sfruttare al massimo l’energia perché si determinano meno sprechi. Ogni singola unità abitativa sarebbe autonoma e indipendente dalle grandi centrali, il che comporta meno rischi per l’ambiente. In questo senso la micro-cogenerzione è ancora più avanzata come tecnologia. Vaillant propone due soluzioni: la prima offre unità di micro-cogenerazione abbinata a caldaie con motore Stirling per piccole case e piccole centrali. La seconda soluzione prevede unità micro-cogenerazione con motori a combustione combinati adatti a strutture come condomini, alberghi, piccole imprese. Tutto ciò è già una realtà in Germania e nel Nord Europa. Oggi siamo pronti a proporla anche in Italia.

E la zeolite?
La zeolite è una “pietra” che produce e rilascia energia termica. È un materiale naturale, composto da parti di ossidi di alluminio e silicio, non tossico, non combustibile e non nocivo per l’ambiente, con cui si realizzano pompe di calore ad altissimo rendimento. Grazie alla sua porosità, assorbe e rilascia grandi quantità di vapore acqueo, riscaldandosi fino a raggiungere temperature in grado di alimentare l’impianto. Il ciclo di vita della zeolite ha una durata di circa 300 anni. Con il nuovo impianto zeoTHERM le emissioni di CO2 e il consumo di energia vengono abbattute del 20% rispetto alla tecnologia a condensazione, e del 30% rispetto alle caldaie tradizionali. Questo prodotto superinnovativo è già commercializzato in Germania e verrà lanciato sul mercato italiano in aprile. Sono questi i sistemi su cui si giocherà il futuro sostenibile nel nostro settore.

LE PASSIONI DI GHERARDO MAGRI
LIBRO
Se il sole muore di Oriana Fallaci
PROGRAMMA TV
Dr. House
PIATTO
Mozzarella in carrozza
AUTO
Bmw
FILM
Il cacciatore con Robert De Niro
LUOGO
Quelli ancora da visitare
SQUADRA
Atalanta
MOTO
Vespa per sempre
MUSICA
I wish di Stevie Wonder. In generale il R&B e il funky
HOBBY
Andare in Vespa e guardare le nuvole
SPORT
Sci, tennis e calcio