Datele le chiavi della vostra azienda e lei ve la rivolterà come un calzino. Provate a farla entrare nei vostri uffici marketing, comunicazione e commerciale per l’estero, e non ve ne pentirete. Stiamo parlando di Nicole Poggi, 30 anni da Cesena («ma sono originaria di Predappio», ci tiene a precisare). Alle solide radici romagnole affianca una formazione costruita all’estero fin da quando, a soli undici anni, trascorreva le estati in Francia o in Inghilterra a fare la “ragazza alla pari”.
Che cosa faccia questa giovane globetrotter dall’eloquio dirompente e dal look mai banale, che apprezza la buona cucina (e il buon vino) e adora viaggiare, non è di immediata comprensione. D’altronde, si è inventata un lavoro che prima non c’era, almeno per come lo interpreta lei. «Mi occupo di branding e business development», risponde a domanda diretta, ricorrendo al vocabolario d’Oltremanica, che per una che parla alla perfezione due lingue straniere (inglese e francese) e ne mastica altrettante (spagnolo e russo) fa parte del lessico comune. In realtà, ogni definizione della sua attività rischia di essere riduttiva. Nicole è un vulcano di idee e creatività difficilmente circoscrivibile, una professionista dello storytelling d’impresa attivissima sui social e attenta fin nei dettagli al proprio personal branding. E soprattutto è una giovane innamorata della sua terra, tanto da aver appena dato alle stampe il libro Un anno in Romagna (Guido Tommasi Editore) realizzato con Cristina Casadei e le fotografie di Gianluca “Naphtalina” Camporesi. Diploma al liceo linguistico, laurea in Interpreti e traduttori all’Università di Bologna (sede di Forlì) con un anno a Bruxelles, quindi un master biennale in Management e internazionalizzazione all’Icn Business School di Nancy, in Francia, e all’Università Statale Mgimo di Mosca. Poi, ad appena 24 anni e dopo aver già girato mezzo mondo, il tuffo nel lavoro: l’esordio nel tessile, poi il medicale e finalmente l’approdo al Food&Wine, il “suo” settore, dove lavora da un anno come consulente autonoma, dopo una stimolante esperienza nella cantina Poderi dal Nespoli.

Inizio dalla domanda che tutti le fanno: qual è il suo lavoro?
Attualmente mi occupo di branding e business development. Fare branding, o rebranding, significa costruire – e condividere – l’esperienza e il valore di un marchio affinché diventi coerente agli occhi del consumatore. Quello che propongo è un approccio complessivo, dove la voglia di innovare e la predisposizione alla condivisione sono aspetti fondamentali. Per costruire l’identità di un brand, occorre partire da chi lo gestisce, lo vende, lo produce e lo comunica, facendo emergere la straordinaria ricchezza che già esiste all’interno delle aziende. Ma che fatica a venire allo scoperto per differenziarsi e affermare la propria unicità. Poi occorre studiare il mercato, definire il corretto posizionamento, veicolare l’identità al giusto target creando un team di persone interne che lavorino per un obiettivo comune, così da renderle protagoniste di questo percorso. La mia vera missione consiste nel “far emergere”: è già tutto lì, io devo solo raccontarlo con una strategia su misura per ogni brand.

Ci faccia qualche esempio.
Penso al progetto “Romagna Comes to” che ho messo a punto per Poderi dal Nespoli: il racconto, l’esperienza e la condivisione di un marchio e di una terra, la Romagna, attraverso una scuola di cucina itinerante in oltre dieci Paesi dove buyer e sales team si uniscono per imparare a fare la pasta, le ricette tipiche e bevono il migliore Sangiovese. L’obiettivo è costruire insieme un’emozione che possa sortire effetti sia nel mercato B2B che nel B2C. Con un’avvertenza...

Quale?
Tutto deve essere coerente. Tutto quello che facciamo percepire deve parlare lo stesso linguaggio, anche se in modalità differenti, deve trasmettere gli stessi messaggi, mai in contraddizione tra loro.

Da un anno ha scelto di lavorare come libera professionista, rinunciando al posto fisso da dipendente. Perché?
Il lavoro all’interno di una bella realtà aziendale era molto stimolante, ma sentivo il bisogno di far viaggiare la mia fantasia e creatività, innovando il modo in cui i marchi italiani si vendono all’estero. Ora riesco a tenere insieme la figura del commerciale e di un’agenzia di comunicazione. Confeziono la storia all’azienda che mi sceglie, la accompagno nel progetto, la aiuto a inserirsi in un mercato estero, a trovare il distributore.

Tutto da sola?
Mi avvalgo di collaboratori molto validi. Il lavoro comunque sta aumentando, probabilmente presto dovrà strutturarmi. Penso innanzitutto a progetti di coworking, una formula che consente un’estrema flessibilità: sono figlia di una generazione che intende la flessibilità non più con un’accezione negativa. Per me è un valore, sono la prima a volerla; mi piace lavorare dove mi pare, quando mi pare, l’importante è raggiungere i risultati.

Quali sono i suoi progetti più riusciti?
Uno è sicuramente l’evento “Romagna Mia”, che ho organizzato a New York per Poderi dal Nespoli e Surgital. Sono due aziende romagnole che vendono prodotti differenti, vino e pasta surgelata, e avevano bisogno di presentarsi meglio negli Stati Uniti. Le ho messe insieme costruendo un evento in un’ex fonderia di Long Island City; coinvolgendo un fotografo, un dj, un grafico per le illustrazioni e uno chef, abbiamo radunato 250 ristoratori che lavorano della Grande Mela. Tutto era studiato per suscitare un’emozione, tra cappelletti e Sangiovese, immagini proiettate che raccontano la Romagna con una nuova prospettiva e musica popolare in sottofondo.

A PRANZO NELLA SERRA
Nella sua giovane ma già brillante carriera, Nicole Poggi ha lavorato in svariati campi. Tra le tante collaborazioni, una delle più riuscite è stata quella con l’azienda orticola Sipo di Bellaria Igea Marina, in provincia di Rimini. «Ho progettato tutto il rebranding e il posizionamento nel mercato», racconta, «la presentazione è avvenuta durante la fiera ortofrutticola Macfrut, con uno stand dal sapore e dal carattere unico, perfetto per far risaltare la nuova identità aziendale. I buyer stranieri si ricorderanno anche del pranzo all’interno di una serra, immersi in un setting rustico quasi da film». «Questi esempi spiegano come fare un rebranding non significhi soltanto confezionare un nuovo packaging o una nuova etichetta per i prodotti», spiega ancora, «ma è una vera e propria esperienza da vivere all’interno di una strategia a tutto tondo che tiene insieme il look and feel di un brand, e lo valorizza al di là del tempo e dello spazio».