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Una foto di gruppo del consiglio dei governatori della Bce. Bini Smaghi, secondo da sinistra in ultima fila, ambisce alla poltrona di Draghi, in prima fila

Forse Mario Draghi non si trasferirà mai da Roma a Francoforte, sede della Banca centrale europea. Ma non importa: è bastato che circolasse come voce l’ipotesi di questo trasloco per mettere in moto gli aspiranti alla successione. Al primo posto di questo fitto drappello, c’è sicuramente Lorenzo Bini Smaghi. Fiorentino di nobile e antico casato, classe 1956, cresciuto a Bruxelles dove ha studiato prima di un master negli Usa, Bini Smaghi è dal 2005 membro del comitato esecutivo della Bce. Il giorno della sua nomina, il 19 aprile, ha detto: «L’Europa è per me un fatto genetico: provengo da una famiglia di europeisti». È stata la prima di una serie di dichiarazioni fatte a ritmo assai serrato, un attivismo mediatico e relazionale giudicato eccessivo dai suoi colleghi dell’Eurotower, i quali si sono irritati quando lui ha detto: «O l’Italia fa le riforme o è fuori mercato». La frase ha provocato un putiferio, tanto che è dovuto intervenire Trichet in persona: «L’unico a parlare a nome della Bce sono io», ha tagliato corto. In parole povere: quello che dice Lorenzo non conta.Bini Smaghi ha iniziato la carriera negli anni 80 in via Nazionale, dove è cresciuto sotto l’ala protettrice di Padoa Schioppa. Nel ‘98 è stato chiamato al Tesoro da Ciampi che gli ha affidato le relazioni internazionali. Dopo la bacchettata ricevuta da Trichet, ha un po’ ridotto il suo presenzialismo. Però negli ultimi tempi è tornato attivissimo. Quando si mira a una poltrona importante come via Nazionale, c’è bisogno di un po’ di pr.