Lorenzon, la rivincita dell'imprenditore sullo Stato

Diego Lorenzon della Poolmeccanica Lorenzon

La Poolmeccanica Lorenzon ha fatto bene a non pagare le tasse. O almeno, non è colpevole di evasione se, in piena crisi, ha preferito pagare dipendenti e fornitori invece di versare l'Irpef. Lo ha deciso il giudice del Tribunale di Pordenone, Rodolfo Piccin, dopo aver ascoltato la testimonianza del 53enne Diego Lorenzon. L'imprenditore ha chiesto di parlare subito, perché temeva di non arrivare all'udienza fissata per gennaio. La crisi, infatti, gli è costata la salute, ma non l'impresa di famiglia, la Poolmeccanica di San Michele al Tagliamento (Venezia): 400 anni di storie e grandi imprese, dal Mose al raddoppio del Canale di Panama fino al più grande telescopio al mondo, in Cile.

Lorenzon, che è stato anche vicepresidente degli Industriali di Venezia, viene travolto dalla crisi. Il copione è il solito: pagamenti che non arrivano, lo Stato che pretende ma non salda le fatture, il credito che si esaurisce. L'imprenditore incassa le polizze pensionistiche e vende le collezioni private, chiede aiuto ad amici e parenti e alle sole banche che restano al suo fianco: una Bcc e Banca Ifis. Alla fine i suoi sforzi sono premiati e oggi la Poolmeccanica è tornata a ricevere commesse e fare utili. Resta la macchia del 2011: 262 mila euro di «omesso versamento di ritenute certificate» (a fronte di 420 mila euro di crediti verso la pa, ma questa è un'altra storia). All'epoca, Lorenzon ha spiegato di aver preferito pagare gli stipendi ai 50 dipendenti e le fatture dei fornitori. Quelle tasse le ha poi pagate, comprese di mora - 6,8 milioni di euro e 30% di interessi e sanzioni - ma lo Stato non si è arreso. La giustizia, invece, sì: davanti alla testimonianza dell'imprenditore, il giudice ha inchiodato la rappresentante della Procura e ha assolto Lorenzo, senza nemmeno ritirarsi in Camera di Consiglio, tra gli applausi dei presenti.

«Forse era per questa soddisfazione che abbiamo fatto gli sforzi immani degli ultimi anni», ha commentato Diego uscendo dall'aula alla Stampa . «Per noi questo epilogo era fondamentale perché rappresenta la nostra filosofia di vita e quella di un' azienda dove le persone sono al centro, come ci ha insegnato nostro padre. In questi anni», gli ha fatto eco la sorella Paola, «I collaboratori ci hanno sempre sostenuto e sono rimasti con noi, nonostante le difficoltà. Il concetto di famiglia si usa spesso e anche impropriamente quando si parla di aziende, ma questo è quello che siamo».