Peter Thun

Artigianale significa “fatto a mano”. Ed è questo il tratto principale che contraddistingue ancora, a quasi sessant’anni dalla fondazione, l’attività di un’azienda che si è trasformata da piccolo laboratorio di ceramiche bolzanino a società multinazionale, diversificando la propria tradizionale produzione di maioliche con due linee di giocattoli, una in legno l’altra in peluche, bijoux e prodotti tessili. Il tutto all’insegna di un design che è sempre rimasto fedele negli anni al suo concetto originale: un concentrato di gioia e colore, elementi di un mondo fiabesco che non deve piacere per forza a tutti, e che costituiscono il nodo del legame di Thun con i propri clienti. «Solo un sesto del territorio dell’Alto Adige è sfruttabile dal punto di vista industriale, e sui ghiacciai è difficile sviluppare il business, per questo abbiamo dovuto fare le valigie», scherza Peter Thun, presidente della società e rappresentante della seconda generazione di una famiglia che ha dato il via a un’attività che nel 2009 dovrebbe registrare ricavi per 220 milioni di euro, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. «Non volendo rinunciare al prodotto artigianale (oggi non esistono macchine che possano sostituire la manualità degli artigiani, così come non ne esistevano nel 1950), siamo andati prima nel resto d’Italia, poi in Europa e infine, negli anni 90 in Asia, dove l’artigianalità costa un po’ meno». L’Europa però continua a essere il mercato principale per i prodotti Thun. Le piazze dove è presente il marchio sono, oltre al Belpaese, la Spagna, l’Austria, la Svizzera e la Germania. Per i prossimi anni si intravedono ulteriori espansioni, ma non prima di aver fatto conoscere il mondo Thun ai milioni di turisti che ogni anno arrivano da tutto il mondo per scoprire l’Alto Adige. A questo scopo è stato creato a Bolzano il Thuniversum, uno spazio multisensoriale di 3.500 mq (ma presto sarà ampliato), all’interno del quale il pubblico può entrare in contatto con i diversi prodotti Thun. «Ogni anno riceviamo la visita di 300 mila persone, e per noi è fondamentale, perché è l’occasione migliore per comunicare con gli appassionati del marchio, sfruttando tutti e cinque i sensi, in uno “stile thuniano” che nessuno dei nostri negozi monomarca, pur con la loro estensione, può trasmettere. Le persone continuano a essere appassionate di artigianalità», conclude Peter Thun. «Il prodotto fatto a mano, comunicato bene, in un contesto economico con logiche distributive e un marketing mix valido significa valore aggiunto. Il consumatore lo apprezza. La grande sfida di oggi è riuscire a offrire il giusto rapporto tra qualità e prezzo».

Thun in cifre
1950 anno di fondazione
220 milioni di euro (+3%) il fatturato 2009 stimato
243 i punti vendita monomarca, di cui oltre il 90% in franchising
1.000 gli shop in shop
600 i negozi tradizionali