Dopo un’operazione di riassetto che ha riu­nito in un’unica società Arav Fashion e Arav Kids, il gruppo fondato da Mena Marano e Giuseppe Ammaturo apre le porte ai fondi di private equity. L’accor­do, già siglato, lo lega alla napoletana Vertis, che gestisce tre fondi chiusi (due di private equity e uno di venture ca­pital). L’intesa prevede l’acquisizione di una partecipazione di minoranza attraverso un investimento complessivo di 9 milioni di euro, da erogare tramite due aumenti di capitale, il primo proprio questo mese. «Un’iniezione di liquidità at­traverso la quale potremo accelerare lo sviluppo dei nostri marchi sia sul mercato interno che, soprattutto, in termi­ni di internazionalizzazione», ha dichiarato Mena Marano, che manterrà la carica di amministratore delegato e rimarrà, insieme al marito, azionista di riferimento del gruppo. Abbiamo approfondito con lei le ragioni di una scelta per niente scontata nel Pae­se delle pmi, dove la maggioranza degli imprenditori guar­da (ed è guardata) con sospetto al mondo della finanza.

Come siete arrivati a questo passo?
Il nostro obiettivo è creare un’azienda sempre più interna­zionale e per raggiungerlo c’è, ovviamente, bisogno di ca­pitali, difficili da ottenere attraverso i vecchi sistemi. Sen­za contare che la nostra azienda ha avuto la “sfortuna” di crescere troppo velocemente (nata nel 2003, per i primi sette anni l’impresa ha vantato un incremento di fattura­to a due cifre, ndr ). Un fattore assolutamente positivo, ma che ci ha messo di fronte alla necessità di raccogliere fondi per garantire la sostenibilità di questa crescita.

Nessun timore d’interferenze nel cedere delle quote?
Se guardiamo all’estero, le aziende si rivolgono da sempre ai fondi per sviluppare nuovi progetti. È un retaggio tutto italiano la reticenza nei confronti di questo “strumento”, dovuta anche al fatto che si conosce poco la materia. Sono invece convinta che si tratti di un’ottima opportunità e sono contenta che questa cultura stia finalmente facendo breccia anche nel nostro Paese. Certo, la cosa importante è trovare fondi gestiti da persone in sintonia con la propria cultura aziendale. Infatti abbiamo deciso di intraprendere questa avventura con un fondo campano, che opera cer­cando di sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno.

Come vi muoverete?
Il business plan prevede una forte crescita sui mercati in­ternazionali, a partire dalla Russia, fino alla Turchia, la Francia e il Brasile – per citarne alcuni – senza però perde­re di vista l’Italia, dove punteremo molto su nuovi flagship store nelle principali città. Non a caso proprio da giugno abbiamo un nuovo showroom a Milano. Un canale su cui puntiamo molto è quello del travel retail – quindi apertu­re in aeroporti di visibilità internazionale – funzionale a far crescere la brand awareness e, allo stesso tempo, a crea­re reddito, visto che al momento sono quelli i negozi che danno i migliori risultati. Infine, non meno importante, guardiamo con interesse all’e-commerce.

In questo campo avete optato per l’outsourcing...
Ci siamo resi conto che è fondamentale avere aziende spe­cializzate che operino in maniera strutturata nella gestio­ne di questo canale. Ecco perché ci siamo affidati, per l’Eu­ropa, alla svizzera E-Volve, mentre per gli altri mercati ci siamo rivolti a Venda, società con base a Londra che ope­ra in tutto il mondo, con la quale abbiamo già siglato l’ac­cordo per gli Usa.

Possiamo parlare anche di “numeri”?
Certo. Abbiamo considerato quest’anno come una fase di assestamento, prevedendo un obiettivo pari a quello del 2012, ossia quasi 89 milioni di euro di fatturato, per poi ri­prendere a crescere nel 2014 – la previsione è di 117 milio­ni – fino a raggiungere i 170 nel 2017.

Un obiettivo ambizioso…
Lo è sicuramente, visto che significa puntare al rad­doppio rispetto a oggi, ma bi­sogna tenere conto che con il brand Aston Martin siamo par­titi da meno di due anni, per cui il potenziale di crescita è enorme. E anche Silvian Hea­ch Kids è nato a fine 2008, può quindi essere considerato un marchio neonato: basti pensa­re che alcuni mercati sono an­cora completamente scoperti. Insomma, i dati previsti sono importanti, ma niente affatto esagerati, dovremo “solo” con­tinuare a lavorare come stiamo già facendo.

  IL BUSINESS PLAN
Per il 2013 è previsto un fatturato di 88.971 mln di euro (come il 2012) Nel 2014
Nel 2014 il giro d’affari dovrebbe salire a 117.063 mln
142.650 i mln di fatturato previsti per il 2015
Nel 2016 la cifra dovrebbe poi raggiungere quota 160.692 mln
Infine, il piano di sviluppo prevede l’obiettivo di 169.351 mln di fatturato nel 2017