©Oliviero Toscani/La Sterpaia

Tra gli allievi più celebri di Aldo Ballo c’è Oliviero Toscani, cognato del padre della fotografia di design in Italia. Fu Ballo (autodidatta, o meglio, erudito nell’arte dell’immagine dalla futura moglie Marirosa Toscani) a consigliare al creativo di frequentare una scuola di fotografia per apprendere il mestiere

Galeotti furono i libri di storia dell’arte, e chi li scrisse. Senza di loro non si sarebbe mai costituito un duo che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del design e della fotografia. Dici Studio Ballo e subito pensi alla grandeur del disegno industriale, di una Milano che risorgeva dalle ceneri del dopo-guerra all’interno della fucina di due artigiani dell’immagine. Una Milano che faceva scuola ovunque nel mondo, gettando le basi per tutto ciò che sarebbe diventato il patrimonio del gusto e dello stile italiano. Quella specie di aura mistica che ancora oggi circonda il tanto decantato made in Italy, che da qualche tempo a questa parte forse vive di rendita, anche grazie al lavoro di talenti come quelli di Aldo Ballo e Marirosa Toscani. Già, perché sarebbe impossibile considerare l’opera, il pensiero, la vita stessa di Aldo Ballo come una cosa a se stante. L’energia creativa che attraverso le immagini trasformava in icone le forme immaginate dai maggiori architetti e designer dell’epoca era l’esigenza di realizzare un reportage degli anni ruggenti su cui sfrecciava l’Italia del boom economico. Una metafora? Non proprio, visto che la tecnica Ballo l’ha imparata da una giovane foto-reporter, Marirosa Toscani, il cui cognome appartiene a una famiglia che ha fatto della fotografia il mestiere per antonomasia. «In realtà ad Aldo Ballo piaceva dipingere, e credo sarebbe diventato un grande pittore, se mia sorella non l’avesse contaminato. È stata lei la sua rovina!». Oliviero Toscani racconta sull’onda dei ricordi le vicende che legarono Aldo Ballo alla sorella Marirosa. Il disincantato uomo di comunicazione che fa parlare di sé ogni volta - o quasi - che assume la responsabilità di un progetto creativo, parla con voce commossa di un’unione, umana e professionale, che ha inciso non poco nella sua formazione. Eppure sorride, ripensando a come si sono conosciuti: «È una storia divertente. Mia sorella studiava all’Accademia di Brera e aveva bisogno di qualche lezione privata di storia dell’arte. Le consigliarono allora questo Aldo Ballo, studente del suo stesso corso, ma di tre anni più avanti. Bravissimo, e per giunta fratello del grande professore di storia dell’arte Guido Ballo. Quando Aldo seppe che lei era fotografa (Marirosa lavorava già per l’agenzia del padre, Fedele, il primo foto-reporter del Corriere della sera, ndr), cominciò a interessarsi a quell’attività. E così, mentre lui le impartiva lezioni di storia dell’arte, lei gli insegnava a fotografare». «Poi mio padre si ammalò di pleurite», continua Toscani, «dopo aver seguito Coppi a un Giro d’Italia, e rimase per un anno in sanatorio. Mia sorella allora prese in mano le redini dell’agenzia, e Aldo Ballo la seguì per collaborare. Si innamorarono lavorando sulle foto». Da allora è nato un sodalizio sentimentale, professionale e artistico che ha inglobato ogni aspetto della vita di Aldo Ballo e Marirosa Toscani. «In tutto quello che facevano nessun dettaglio era mai troppo piccolo. Erano veri maniaci del particolare, della forma, del colore, della ricerca dell’eccellenza. Di tutto ciò che è design, insomma. Era il loro modo di vivere, che però non ostentavano mai. Basti pensare che per la propria casa di campagna, nel Varesotto, coltivarono il giardino componendo le piante in maniera tale che nel periodo della fioritura si creasse un effetto cromatico sorprendente!». Aldo Ballo viene ricordato come il precursore della fotografia di design in Italia, come colui che nel nostro Paese, ma non solo, ha inaugurato un nuovo modo di usare gli scatti fotografici per raccontare il prodotto. Bottega di artigiani al servizio delle forme, il suo studio ha scavato nelle cose, riducendole ai minimi termini. «Io non faccio foto d’arte, foto da chiodo. Qui si fa fotografia industriale, si va dentro l’oggetto: interpretare l’oggetto, restituirgli l’anima». Questo era quello che Ballo diceva del proprio lavoro. Ed è per questo che l’hanno scelto personaggi del calibro di Aulenti, Boeri, Bigo, Munari, Castiglioni, Starck e Bellini per immortalare le proprie idee. «Ballo e mia sorella erano molto amici di tutti gli architetti che avevano dato vita a quel grande movimento milanese che è stato determinante nella creazione della fama del Belpaese negli anni ‘60», conferma Toscani. «Erano ricercati per la loro precisione, per la loro capacità di togliere, togliere, togliere fino ad arrivare all’essenzialità di un oggetto, che diventava quasi l’espressione di una condizione umana. E le loro foto venivano pubblicate sulle principali riviste di settore in tutto il mondo dando un’immagine incredibilmente alta del design e dell’architettura italiana. Da noi la fotografia era molto indietro. E fu proprio Aldo Ballo a nobilitare la figura del fotografo nel nostro Paese. Prima di lui, dire di avere un padre che lavorava nella fotografia, come nel mio caso, era quasi imbarazzante». Ma Aldo Ballo e Marirosa Toscani sono stati determinanti anche per la carriera di Oliviero, e per alcune scelte che ne hanno fortemente influenzato il percorso artistico. «Fu Ballo a suggerirmi di frequentare la Kustgewerbe-schule di Zurigo. “Sarebbe bene che tu”, mi disse, “andassi in una scuola di fotografia, cosa che non abbiamo fatto né io né tua sorella né tuo padre. È lì che avrai la possibilità di approfondire veramente questo mestiere”. Ma lui è stato molto importante soprattutto quando ero ancora un ragazzo», continua Toscani. «Andavo spessissimo nel loro studio, passavo interi pomeriggi a osservare cosa facevano, e mi ha sempre affascinato vedere questa quantità inverosimile di oggetti fotografati. Domandavo loro se c’era bisogno di disegnare così tante sedie, così tante lampade… e Aldo mi rispondeva che molte erano del tutto inutili! Era divertente fare l’analisi sui manufatti, sulle cose che si sono prodotte in quegli anni. E molte erano pura masturbazione estetica dei designer. “Forse bisognerebbe fare degli oggetti più utili”, mi diceva Ballo, “forse bisognerebbe lasciare un po’ l’estetica e tornare sulla funzionalità delle cose”. Era un uomo molto profondo». Ma che direbbe Aldo Ballo del design e dell’architettura di oggi? «Io penso che direbbe le stesse cose di allora», dichiara senza esitare Toscani. «Adesso però dobbiamo forse fare i conti anche con la ricerca di un estetismo che ha soffocato il grande disegno industriale: la moda e il ricorso agli stilisti da parte delle aziende hanno veramente banalizzato e volgarizzato l’autentico design».

LA MOSTRA

Il lavoro di Aldo Ballo e Marirosa Toscani Ballo è stato celebrato al Padiglione di arte contemporanea di Milano con un’importante mostra dal titolo emblematico, Ballo + Ballo, che si è appena conclusa. La prossima tappa è ad Adro, in provincia di Brescia, nel cuore della splendida Franciacorta.

www.balloeballo.it