Angelo Bolaffi © Ilja Luciani

Angelo Bolaffi

Dietro alle discussioni su Germania, Europa e austerità c’è una sorta di battaglia da parte di coloro che ancora non hanno accettato quello che è successo nel 1990, ovvero la riunificazione tedesca. Angelo Bolaffi, filosofo della politica e germanista, direttore dell’Istituto di cultura italiana di Berlino dal 2007 al 2011, racconta a Business People storia e politica tedesche attraverso il suo ultimo libro: Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi europea , edito da Donzelli Editore. Si tratta di un viaggio attorno al cuore tedesco d’Europa, che porta a ridefinire il ruolo della Germania nella crisi attuale: tocca ai tedeschi assumersi la responsabilità storica di salvare l’Europa?

Che cosa farà la Germania dell’Unione europea?
Occorre capire la Germania per quella che è e non per quella che spesso, pregiudizialmente, si racconta. È un Paese decisivo per il futuro dell’Europa ma, soprattutto, è lontanissima da quella che abbiamo conosciuto nella prima metà del ‘900. Se non capiamo questo, difficilmente verremo a capo della crisi europea. La Germania è una specie di buco nero, nessuno parla il tedesco e legge i giornali tedeschi. L’immagine è di parte. Quello che succede là, lo filtriamo dai giornali inglesi…

In molti pensano che la colpa della nostra debolezza sia dei tedeschi. Lei cosa dice?
Non è corretto. Da circa 15 anni gli impiegati tedeschi non percepiscono più la tredicesima e questo nessuno lo dice. Grazie alla politica della Bce a tasso zero, i tedeschi stanno sotto l’inflazione a livello di risparmi. È vero che gli italiani pagano uno spread alto, ma anche gli interessi che fruttano sono alti. Inoltre tutti gli Stati europei hanno messo nelle loro costituzioni il vincolo di bilancio. Ma in Italia non c’è stato dibattito pubblico, mentre i tedeschi hanno discusso a lungo su questo. Così ora ci troviamo un cappio al collo senza averlo deciso. È colpa della politica che non affronta un dibatto pubblico. Lo stesso dicasi per la Francia.

Noi eravamo pro-Europa e poi abbiamo cominciato ad avere problemi…
Si, con il primo governo Prodi e poi con Ciampi abbiamo provato a capire la complessità della sfida e ad attrezzarci, ma poi c’è stata una lunga storia di declino. Nel secondo governo Berlusconi, il ministro degli esteri Renato Ruggiero dopo pochi mesi si è dimesso dopo una serie di incomprensioni sull’avvio dell’euro e sulla vocazione europeista dell’esecutivo. In realtà era l’unico ad aver capito l’altezza della sfida. A quel punto l’euro era già in ballo. Il vero rischio sistemico per l’Europa oggi è l’Italia. Se quest’ultima non sarà in grado di finanziarsi da sola, nessuno lo farà. L’Europa non esiste senza l’Italia.

E cosa dicono i tedeschi di noi?
Sono convinti della giustezza della loro linea e strutturalmente sono convinti che quello sia il cammino da seguire. Di noi non si fidano più, dopo anni di promesse. Ora sull’Italia c’è una sospensione di giudizio. Di positivo c‘è che la Merkel si fida moltissimo di Mario Draghi e che gli attacchi dell’Spd sono da vedere come un gioco delle parti.

Che fine ha fatto l’idea di Europa dei padri fondatori?
Quell’idea di europeismo è finita con la caduta del muro di Berlino. Quel tipo di Europa era nata sotto l’Unione Sovietica e con il grave problema tedesco del passato, poi è avvenuta la trasformazione. In quel momento c’è stata la crisi della prima Repubblica italiana. La prima Repubblica è finita nel 1992 e il nostro Paese doveva pensare come ricollocarsi. Ecco, è lì che si sono persi l’Italia e il rapporto con la Germania.

Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi

Germania europea o Europa tedesca?
La seconda, ma la Germania è la più europea dei Paesi europei.

IN LIBRERIA. Il saggio di Angelo Bolaffi Cuore tedesco. Il modello Germania, l’Italia e la crisi è edito da Donzelli

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