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Tenacia e... cuore

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Venerdì, 17 Giugno 2016

Intervista ad Alberto Bertone, fondatore di Acqua Sant’Anna-Fonti di Vinadio

Nel 2006, il fatturato di Acqua Sant’Anna- Fonti di Vinadio era pari a circa un terzo di quello attuale. Nell’ultimo decennio, durante il periodo più nero attraversato dall’economia italiana nel Dopoguerra, l’azienda è cresciuta come un fiume in piena triplicando i ricavi e diventando il marchio leader nel settore delle acque minerali, con progetti di espansione che arrivano fino in Cina. «La nostra ricetta per affermarci è stato l’amore per il prodotto e per il fare», dice Alberto Bertone, fondatore della società assieme al padre Giuseppe, scomparso nel 2008.

Le qualità che un buon imprenditore deve avere oggi sono le stesse di dieci anni fa o di quando suo padre iniziò la carriera?
Sostanzialmente direi di sì. La tenacia, il saper raggiungere gli obiettivi, il fiuto nel capire quali sono i progetti imprenditoriali vincenti: ecco le doti che deve possedere chi fonda un’azienda, per mettere in piedi una realtà di successo. Oltre a tutte queste qualità, però, a fare la differenza è soprattutto un’altra caratteristica.

Quale?
Un imprenditore che ha a cuore la sua azienda la tratta veramente come se fosse un figlio o una figlia. Non la mette mai in secondo piano nelle sue attenzioni. Il suo primo pensiero, dalla mattina alla sera, va sempre inevitabilmente lì: alla società che ha creato o ereditato. Io credo che questo sia l’elemento-chiave che contraddistingue l’imprenditore dal manager. Intendo dire che, tra i molti dirigenti che ho conosciuto, compresi quelli più bravi e dediti al lavoro, non ne ho mai trovato uno che fosse disposto a dare veramente tutto se stesso per l’azienda.

In che senso?
Per ciascuno di loro, la carriera è sempre stata una cosa importantissima, ma destinata inevitabilmente ad avere una fine. Prima o poi, c’è un momento in cui un manager decide di mollare tutto e dedicarsi ad altro. Per gli imprenditori, invece, è diverso: anche quando si fanno da parte e lasciano la proprietà alle nuove generazioni, non riescono a staccarsi veramente dall’azienda.

Eppure, negli ultimi anni, l’economia ha subito una vera propria rivoluzione...
A ben guardare, una cosa è cambiata di sicuro: in un mondo ormai globalizzato, c’è senza dubbio la necessità di avere un grado di scolarizzazione più alto, che permette anche a noi imprenditori di capire meglio le dinamiche complesse del pianeta. Ai tempi di mio padre, in effetti, era più facile fare impresa anche per chi non aveva la laurea o il diploma in tasca. Sui cambiamenti dell’ultimo decennio, però, un’altra cosa importante la vorrei dire.

La dica...
Mi auguro che ciò che è accaduto dal 2007 in poi abbia fatto capire meglio i danni che possono nascere dagli eccessi della finanza, di chi acquista le imprese soltanto per spolparle o comunque senza amore per il prodotto. Una volta mi è capitato di parlare con un manager di una multinazionale che mi ha confessato una cosa: in alcune fabbriche del suo gruppo, non aveva messo piede neppure una volta. A malapena, sapeva dove si trovavano.

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