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Futuro, realismo, innovazione

Futuro, realismo, innovazione Torna a Imprenditori del mondo
Venerdì, 17 Giugno 2016

Intervista a Giacomo Ponti, amministratore delegato di Ponti spa

Giacomo Ponti, esponente di una dinastia di imprenditori giunta ormai alla quinta generazione, è entrato nell’azienda di famiglia nel 2000. Da allora, guidando la società leader mondiale nella produzione di aceti di vino, ha vissuto in prima linea tutti i fenomeni che hanno rivoluzionato l’economia, dall’avvento di internet alla globalizzazione dei mercati, fino ad arrivare alla grande crisi economica. Nell’arco di quattro lustri è cambiato il mondo ma, secondo Ponti, non sono mutate le qualità di un “buon” imprenditore.

Le doti di un buon capitano d’azienda sono le stesse che ebbero i suoi antenati?
Penso di sì e ne cito soprattutto una: il fiuto. L’imprenditore riesce ad avere successo quando percepisce per tempo dove va il mercato, le mosse della concorrenza e i cambiamenti che si intravedono all’orizzonte nei gusti e nei bisogni dei consumatori. Ovviamente, questa qualità non basta e ce ne vogliono altre.

Quali?
Direi innanzitutto la capacità di innovare e di preservare il proprio know how di fronte ai cambiamenti. Al giorno d’oggi, infatti, il contesto in cui si muovono le aziende è senza dubbio mutato. Viviamo in un mondo globalizzato, che viaggia a velocità ben più elevata rispetto a dieci o venti anni fa. La reazione ai cambiamenti, dunque, deve essere repentina o almeno molto più rapida di prima.

Per competere su scala globale, però, ci vuole una solida struttura. E non sempre le piccole e medie imprese italiane ce l’hanno...
Direi che gli ultimi dieci anni, seppur difficili per l’economia italiana, hanno fatto emergere tante virtù del nostro sistema produttivo in molti settori: da quello alimentare al tessile, dalla moda sino alla meccanica, ci sono parecchie medie aziende che sono riuscite ad affermarsi sui mercati esteri.

Guardare fuori dai confini nazionali è inevitabile per crescere e prosperare?
Certe aziende possono avere una storia di successo anche rimanendo sul mercato interno, nonostante sia innegabile che la tendenza sia un’altra: nel mondo contemporaneo, riuscire a competere almeno su scala europea, se non mondiale, rappresenta un vantaggio competitivo notevole. Non va dimenticato, tuttavia, che pure al giorno d’oggi gli imprenditori hanno successo anche quando sono dotati di una buona dose di realismo. Chi è abituato a fare sempre passo più lungo della gamba, prima o poi ne paga le conseguenze.

Ci vuole fiuto, realismo e capacità di innovare, insomma. Non crede sia difficile conciliare assieme queste tre qualità?
Indubbiamente non è facile ma, se non fosse possibile, non esisterebbero tante aziende di successo. Credo che nell’ultimo decennio sia venuta alla luce una tendenza che già da tempo era iniziata nei Paesi industrializzati: la nascita di un sistema economico con un eccesso di produzione rispetto ai bisogni dei consumatori, di un sistema dove i prodotti in commercio sono molto più facilmente sostituibili gli uni con gli altri. In questo contesto, per l’imprenditore si aprono sfide importanti. Per avere successo, diventa ancor più importante distinguersi dagli altri.

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