Francesco Nazari Fusetti © Matteo Vassallo Photography

Francesco Nazari Fusetti

C’è chi ha puntato 1.050 euro per un pranzo con il patron di Eataly, Oscar Farinetti; chi è stato disposto a pagare 700 euro per bere un caffè con l’imprenditore Riccardo Illy e chi si è aggiudicato la possibilità di “fare il pitch” del proprio progetto, per 260 euro, davanti a Paolo Ainio, fondatore di Banzai, società attiva nell’ecommerce e nei media. Modi alternativi di dedicarsi alla charity, tanto per il donatore, che può soddisfare così un proprio desiderio, facendo anche del bene, quanto per i businessmen che “si mettono all’incanto”. E, una volta che l’asta è battuta online, i proventi vanno a sostenere enti e associazioni di vario tipo (per esempio, nei casi citati, Medici senza frontiere, Fata onlus e Amici della Casa della carità). Ma non ci sono solo uomini d’affari, che vendono in beneficenza il loro tempo e il loro know how, sulla piattaforma italiana CharityStars (www.charitystars.org), attiva da giugno 2013: al progetto fondato da Francesco Nazari Fusetti, classe 1987, padovano d’origine, hanno infatti aderito anche numerosi vip, di ieri e di oggi, che hanno messo a disposizione la loro compagnia o la loro consulenza professionale per qualche ora, così come personalissimi cimeli “cult”.
Gli oggetti più quotati fino ad ora? La maglia del Cagliari indossata dal mitico Gigi Riva durante il campionato 1964- 65 e quella della Juventus, stagione 1946-47 di tale Teobaldo Depetrini datata addirittura 1946-47: 6.500 euro per la prima e 5.750 per la seconda, andati a finanziare il gruppo Girotondo for Africa. In tale top ten, inoltre, figurano anche una cena per quattro persone realizzata dal celebre chef Carlo Cracco (4.156 euro, ancora a supporto di Médecins sans frontières) e l’orologio Swatch della collezione limited edition di Mika, autografato dal cantante inglese (2.350 euro in favore di Cesvi). In tutto è stata di oltre 120 mila euro la raccolta ottenuta nei primi sei mesi di attività, con la partecipazione di più di 30 onlus e una settantina di celebrities. «L’idea del progetto è nata circa tre anni fa, ma per un po’ è rimasta chiusa in un cassetto», racconta a Business People il fondatore e Ceo Nazari Fusetti, da tempo interessato al mercato internazionale, ampio e redditizio, del collezionismo legato ai memorabilia di personaggi famosi (secondo le stime, un comparto da 4 miliardi di dollari). Prima di CharityStars, nel 2010, insieme a Paolo De Nadai, Francesco ha lanciato sul Web ScuolaZoo, community virtuale del mondo studentesco che ha ottenuto un riscontro immediato e che oggi conta oltre 960 mila fan su Facebook, 40 dipendenti e un fatturato superiore ai 3,5 milioni di euro. «Poi tra l’autunno 2012 e gli inizi del 2013 ho avuto occasioni davvero importanti: ho frequentato la Mind the Bridge Start Up School e mi sono trasferito per alcuni mesi a San Francisco». Esperienze che gli hanno consentito di mettere meglio a fuoco modelli di business e strategie per creare una nuova impresa virtuale come CharityStars.
Il progetto si è sviluppato concretamente in Italia la scorsa estate, quando Nazari Fusetti è rientrato dagli Usa e ha coinvolto altri due soci cofondatori, Manuela Ravalli, che ora si occupa dei rapporti con vip e onlus, e Domenico Gravagno, Chief Technology Officer del sito. «L’obiettivo da parte nostra è stato fin da subito di supportare il fundraising per il non profit in un modo innovativo e smart, come accade per esempio negli Stati Uniti», prosegue Nazari Fusetti. «Nel nostro Paese c’erano già iniziative di beneficenza realizzate con la vendita di oggetti appartenuti a personaggi famosi, ma mancava una piattaforma online quale appunto CharityStars, capace di mettere in comunicazione sinergica e virtuosa, tra loro, tre attori fondamentali: i fan, che cercano un contatto personale con i loro miti e sono incentivati dal risvolto benefico delle offerte; le associazioni, che faticano sempre di più a trovare finanziamenti attraverso canali tradizionali; e infine i vip che, grazie all’impegno nel sociale, godono anche di un vantaggioso ritorno d’immagine».
Oltre all’incanto online legato a un testimonial – il portale trattiene il 15% del ricavato di ciascuna asta – le onlus aderenti al network, presentando la propria specifica iniziativa, possono ricevere ulteriori donazioni private attraverso un meccanismo di crowdfunding. Osserva più in generale Nazari Fusetti: «Prima ancora della raccolta fondi, per quanto riguarda le nuove tecnologie e il mondo digital, il non profit italiano dovrebbe imparare a comunicare in maniera efficace attraverso gli strumenti del Web 2.0. Start up come la nostra possono aiutare anche in questo». E tiene a sottolineare: «A fronte della mia parentesi formativa americana, posso dire che non è vero che solo in Silicon Valley si possono trovare finanziamenti per le proprie idee, anche perché si tratta di un mercato estremamente competitivo, con numerosi venture capitalist, ma con una miriade di baby imprese pronte ad accaparrarsi i loro finanziamenti. Se un’idea è vincente attira aiuti economici anche in Italia. Poi, certo: per raggiungere una certa solidità finanziaria, è fondamentale guardare anche all’estero». Lo sanno bene “i tre moschettieri” di CharityStars che, oltre a essere arrivati tra i finalisti del premio Gaetano Marzotto, a fine 2013 hanno raggiunto un altro importante traguardo vincendo la Startup Competition promossa dal fondo 360 Capital Partners. Dei 360 mila dollari aggiudicatisi, spiega Nazari Fusetti, «durante il 2014 una parte sarà investita nella Penisola, e un’altra servirà a stringere nuovi accordi commerciali in particolare in Uk e in Usa – con Londra e Los Angeles nel mirino – strizzando l’occhio pure a Mosca». Anche il Terzo Settore tricolore, insomma, sta scoprendo e apprezzando hi tech e social media, che aiutano a raggiungere e sensibilizzare un numero crescente di persone, incentivando così le stesse raccolte a scopo benefico.