Ettore Gotti Tedeschi © F. Cavassi/AGF

Ettore Gotti Tedeschi © F. Cavassi/AGF

Partiamo dalla spiegazione, poi passiamo al giudizio. Come è stato possibile che in poco più di un anno il mondo abbia perso, in termini solo di quotazioni di Borsa, metà del valore?
Semplice, perché è stata gonfiata.

Da chi e perché?
Non mi piace citarmi, ma questa volta devo dirlo: sono 20 anni che sostengo che un’economia dove la popolazione non cresce non si può inventare un aumento del Pil superiore, diciamo, all’1%. Semplicemente, non può. Infatti, se una popolazione non cresce perché non ci sono nascite allora sopravvive e invecchia, così i costi sociali (pensione e sanità) e i conti pubblici per ogni singolo soggetto dello scenario economico aumentano mentre i ricavi (contribuzioni) calano. Nella sua disarmante semplicità la ragione di fondo della crisi è questa. Se i costi complessivi aumentano significa che non posso abbassare le tasse e che, di conseguenza, l’economia declina perché tasse alte significano minori consumi e minori investimenti. Un’altra conseguenza è che diminuiscono gli asset finanziari perché il risparmio è legato alle famiglie che fanno figli, non a quelle che consumano che, soprattutto in America, sono la stragrande maggioranza. Calando il risparmio ci si è dovuti inventare i derivati.

E perché?
Soprattutto per orgoglio nazionale. È stato spiegato che in Usa il Pil, in una popolazione che invecchia, non può ragionevolmente crescere oltre una piccolissima percentuale legata agli eventuali consumi in crescita e alla ricerca di efficienza produttiva. Ma qualsiasi Paese punta a fare meglio di questo striminzito risultato. E allora ci si è inventati la crescita del Pil.

È il modello finanziario che non ha tenuto conto di alcune variabili oppure è tutto un problema di avidità dei manager?
La principale responsabilità è di quei governi che hanno facilitato e tollerato strumenti che hanno avuto come effetto l’aumento artificiale del Pil. Una seconda responsabilità derivata e conseguente è dei manager e della loro avidità consentita, che ha portato allo scollamento dell’attività professionale dalla visione morale. Terzo: un problema tecnico perché i modelli sui quali i subprime e i titoli derivati sono stati costruiti non hanno previsto la possibilità che le condizioni di mercato, la domanda e l’offerta, i prezzi e i tassi potessero anche salire. Ma c’è anche dell’altro e in particolare, il paradosso della Borsa. Il mercato azionario vuole, pretende la crescita, ma non quella dell’anno scorso o di quest’anno. Quella dell’anno prossimo. In Borsa è il futuro che spiega il valore presente. Se, quindi, in un Paese il Pil cresce del 2% il banchiere che guida una banca quotata è quasi costretto a prevedere una crescita almeno pari, meglio se superiore, a quel 2% in modo che il valore delle azioni reagisca di conseguenza e, cioè, aumenti. Ma arriva prima o poi il giorno in cui non riesco a tenere fede alle previsioni e allora si scopre il bluff. A quel punto la Borsa va a riparametrare le crescite degli anni precedenti a livelli veri, alla crescita vera. Ed ecco perché la Borsa è crollata. Ed è, probabilmente, ancora sopravvalutata.

Parliamo di tecnica bancaria. Dove hanno sbagliato?
Hanno sbagliato a non fare una cosa di cui nessuno parla ma che invece è fondamentale. Hanno sbagliato a non fare i banchieri che prendono e gestiscono i rischi, ovvero a non fare più il fondo rischi. In un sistema normale l’espansione creditizia segue l’andamento dell’economia, anche se questa è gonfiata. Più cresce l’economia parimenti cresce il credito. Se la crescita è artificiale, il credito è a rischio. Il fondo rischi dovrebbe seguire perfettamente l’espansione creditizia e rappresentare una quota percentuale in relazione ai prestiti erogati. Bene. Che cosa è successo? Che dal 2000 le banche si sono “dimenticate” di farlo perché hanno trasferito il rischio di credito ad altre banche o ad altre istituzioni finanziarie, fondi, ecc… e di conseguenza non hanno avuto più bisogno di accantonare nulla, perché il rischio non era più loro. Hanno, cioè, impacchettato i rischi, li hanno messi nei veicoli fuori bilancio e li hanno venduti. Grazie anche ai prodotti derivati. Ed ecco perché oggi le banche sono sottocapitalizzate: hanno accantonato troppo poco in previsione di possibili perdite future. Per di più se non sono più costretto a adeguare il fondo rischi faccio crescere indirettamente il Roe. E gonfio i risultati previsti, come spera la Borsa…

Lei sa bene però che secondo molti economisti il trasferimento del rischio ha permesso la nascita di strumenti finanziari la cui funzione non è affatto negativa.
E gli effetti si sono visti… I banchieri, ecco dove hanno sbagliato, hanno smesso di fare i banchieri perché hanno trasferito il rischio ad altri quando dovevano tenerselo in casa e gestirlo perché loro e solo loro conoscevano il livello di rischiosità dei loro prestiti.

Sì, ma l’obiezione è che questi strumenti sofisticati, come i subprime, sono stati utili perché hanno permesso a chi non poteva permettersela, di comprare una casa.
Questa è una sciocchezza smentita dai fatti. È vero, infatti che sono stati costruiti dei modelli finanziari per far comprare casa a chi non se la poteva permettere, ma qui noi stiamo parlando di un intero sistema economico fasullo, non è solo questione di far comprare la casa, è questione che la crescita è fasulla, basata su soldi che non ci sono.

In che senso?
Per spiegarglielo proviamo a immaginare un dialogo, assolutamente inventato ma certamente realistico, tra Bush e Greenspan. Immagini: siamo nella sala ovale della Casa Bianca e George W. Bush, seduto alla sua scrivania, parla con l’allora presidente della Federal Reserve Alan Greenspan.


B. Senti Alan, di quanto è previsto che cresca il Pil nel 2002?
G. Se va bene di circa lo 0,5%
B. Non lo posso ammettere. Deve crescere del 3%
G. Ma George, per farlo crescere del 3% non so più cosa inventarmi: ho permesso le delocalizzazioni produttive, ho aperto le frontiere agli immigrati messicani che lavorano molto e costano poco, ho tentato con la new economy e hai visto come è andata. Il Pil, è inutile insistere, più di così non cresce.
B. Senti Alan, quale è quella parte di domanda insoddisfatta nel nostro Paese? Chi vorrebbe comprare qualcosa e non ha i soldi per farlo. E soprattutto, cosa vorrebbe comprare?
G. Le fasce più deboli, compresi gli immigrati per esempio, che non hanno la casa.
B. E quanti sono?
G. Più o meno il 20% della popolazione americana.
B. Uhmmm e perché non hanno casa?
G. Perché non hanno soldi. Soprattutto gli manca quel 20% di soldi che servono da dare in caparra.
B. E perché non li hanno?
G. Come perché? Gli abbiamo insegnato noi a non risparmiare e a spendere per aumentare i consumi. E poi guadagnano poco.
B. E se tutti questi americani comprassero la casa nei prossimi 10 anni, di quanto aumenterebbe il Pil?
G. Di almeno il 3 % l’anno per 10 anni.
B. Fantastico! Allora facciamo così. Prima di tutto d’ora in poi uno si può comprare la casa senza dare alcun acconto. Poi gli si finanzia il 100% del costo dell’acquisto, anzi, facciamo di più, il 120%, così ha anche i soldi per ristrutturarla e comprare i mobili.
G. Ottima idea!
B. E sono solo all’inizio! Poi: per due anni non paga nemmeno la rata del mutuo, come si fa per le automobili. Poi abbassiamo i tassi: invece del 4% devi trovare il modo di far fare alle banche dei mutui a tasso agevolato al 2%. E, per finire, tanto per fare le cose fatte bene, i mutui non li facciamo durare 20 anni, troppo poco, facciamoli a 50 anni, anzi, no, meglio, a 100 anni. Ok? Che ne pensi?
G. Dico che è grandioso. Però ho un dubbio.
B. Dimmi, quale dubbio?
G. E se poi qualcuno non paga la rata del mutuo perché proprio non ce la fa?
B. Non c’è problema: facciamo due agenzie che garantiscono le rate di chi non paga. Le chiameremo Freddie Mac e Fannie Mae. Soddisfatto?
G. Fantastico. Vado.

Chiaro?
Solare. Ma mi sembra che Bush, in questa conversazione, non abbia avuto una brutta idea. Infatti. La finanza è un buon modello, i derivati sono anche buoni, così come i subprime. Ma occorre stare attenti perché permettono una speculazione incontrollabile.

È etico salvare le banche?
Cosa vuol dire etico?

Per esempio, nel mondo occidentale, l’etica consiste nell’assunzione della responsabilità dei propri atti.
Teoricamente è così, non ho mai visto molti farlo, però. Né in politica né in economia né in finanza.

Va bene. Ma è etico salvare le banche?
L’etica è un comportamento che si riferisce a una morale la quale morale, normalmente, nasce da una visione religiosa, ma può essere anche una morale laica, purché sia molto chiara. Se l’etica è relativista, personale, soggettiva, individuale, è più difficile. Poi non esiste il comportamento etico di una banca o di un governo o di un partito… esiste solo l’etica individuale dell’uomo.

Allora, i banchieri all’origine del crollo dell’economia mondiale si sono comportati in modo etico o no?
Quelli che avevano consapevolezza di ciò che stavano facendo certamente no. Però la sua è una domanda difficile perché mi chiede di stabilire una condanna o un’assoluzione per il comportamento dei banchieri. Io dico che in questo caso hanno probabilmente “peccato” tutti coloro che erano consapevoli, a partire dai governi che hanno permesso comportamenti scorretti.

Vedo che lei sfugge alla domanda. Allora cambio punto di vista. È etico far fallire le banche?
(Silenzio) Io credo sia morale prendere delle decisioni, anche dure, anche impopolari, che servono per risolvere il problema. Cioè occorre distinguere tra fini e mezzi. Significa che può essere morale sia salvare una banca sia lasciarla fallire, il problema è il fine, ovvero perché si assume l’una o l’altra decisione. Bisogna spiegare, ognuno se lo spieghi nella propria coscienza, perché si fa. Io ho avuto l’impressione che a volte le banche siano state salvate o siano state lasciate fallire anche per difendere interessi o gruppi di potere. Ma, siamo umili, noi non sappiamo perché sono state prese certe decisioni, lo possiamo solo desumere.

Un’ultima domanda: come se ne esce?
Credo che Tremonti stia facendo bene. Quella della bad bank è una buona idea, solo che se io metto tutto ciò che di “tossico” è stato creato in una scatola vuota con l’intenzione di riaprirla tra 50 anni, devo anche prevedere come, tra 50 anni, ricollocherò o coprirò. Allora ci vorrebbe, accanto alla bad bank, anche una good bank che faccia una copertura a termine. E questa good bank può essere solo alimentata dalla crescita di ricchezza reale. Credo e auspico sia quella dei Paesi poveri da aiutare a entrare nel circuito del benessere. Se si coinvolge l’economia orientale, che è molto più liquida di quella occidentale, si tiene in piedi la capacità produttiva, si tiene in piedi il sistema. L’Asia è piena di liquidità e per questo la good bank può solo nascere in accordo con Asia. Il Pil mondiale nel 2009 crescerà di circa l’1% nonostante il crollo di Usa (-3,4%) ed Europa (-1,5%). Ciò perché cresceranno ancora l’Asia, l’India, il Brasile, ecc… Chi permetterà di attenuare la crisi saranno gli ex Paesi emergenti. Chi potrà invece salvarci dalla crisi potrebbe essere una soluzione solidaristica che crei valore nei Paesi non ancora emersi.