Emilio Bolzoni, neo presidente di Confindustria Piacenza

Emilio Bolzoni, neo presidente di Confindustria Piacenza

A Emilio Bolzoni piacciono le sfide. In un periodo non semplice come quello che sta vivendo l’economia occidentale (e quella italiana, come ben sappiamo, non se la passa meglio), il presidente della Confindustria piacentina, nonché titolare della Bolzoni – azienda specializzata in attrezzature per carrelli e piattaforme elevatrici – ha deciso di puntare sulla tigre cinese per rispondere colpo su colpo ai morsi della crisi. Non solo, da titolare della poltrona più alta dell’associazione degli industriali della sua città, Bolzoni ha impresso anche una nuova accelerazione sullo studio di strategie per la sicurezza sul lavoro, rispondendo con i fatti a uno dei temi che a volte gettano cattiva luce sul settore del manifatturiero. Nell’ex Celeste impero Bolzoni ha appena stipulato un accordo di partnership per la costruzione di due stabilimenti da 15 mila metri quadrati l’uno, in via di ultimazione, per la produzione di suoi articoli. Una vera e propria base pensata per l’assalto all’intero mercato asiatico, con uno slancio verso l’Australia che rappresenterà il primo passo per lo sbarco negli Usa. Sul fronte interno, come presidente neo eletto di Confindustra Piacenza, Bolzoni si è invece attivato per dare una scossa all’idea negativa che spesso si associa al settore manifatturiero. «Questo perché nell’immaginario collettivo», scherza ma fino un certo punto, «si è incrostata la mentalità secondo la quale “quelli del manifatturiero” sono come tanti Calimero che sporcano, fanno rumore, inquinano e si fanno pure male, troppo spesso. A differenza di altri settori più puliti e sicuri. Ma diciamoci la verità: credo che la crisi abbia insegnato, invece, che senza il manifatturiero che produce ricchezza vera e palpabile, tutto il resto non funziona. Ecco perché mi sono dato il compito primario di riqualificare questo settore fondamentale». In che modo? Attraverso la sua Associazione, Bolzoni ha coinvolto un campione di 50 aziende di cui l’Università Cattolica ha verificato il grado di sicurezza. I risultati sono stati pubblicati in un libro edito da Franco Angeli dal titolo La sicurezza diseguale - Gli infortuni sul lavoro in provincia di Piacenza. Analisi e indicazioni di politica economica . «I risultati dello studio sono stati sorprendenti. È stato sfatato, per esempio, il mito dell’insicurezza del settore manifatturiero: dati alla mano, il 70% delle aziende piacentine ha fatto registrare in questo settore un grado di sicurezza sul lavoro superiore a quello che si riscontra oggi nelle attività legate, per esempio, al tempo libero. Per il 30% che non raggiunge ancora livelli di sicurezza accettabile occorrerà lavorare».
Però Bolzoni, 58 anni, sposato con un figlio, non ha assunto l’incarico in Confindustria semplicemente “per spirito di servizio”, «ma perché mi piace, mi diverte farlo», ammette candidamente. «Il giorno che non mi divertissi più a lavorare, smetterei subito e farei dell’altro». Sono quattro i passaggi fondamentali della sua carriera. «Il primo (e fortunato) è stato nascere “a casa mia”, cioè in seno all’azienda metalmeccanica che mio padre creò nel ‘45 e che cresceva a vista d’occhio. Il secondo passaggio, il più delicato», continua, «fu quello di voler dimostrare (soprattutto a me stesso) che, se avevo un certo ruolo nell’azienda di mio padre, non era perché ero “il figlio del capo”, ma per capacità personali. Così, insieme al mio amico Roberto Scotti (oggi a.d. in Bolzoni, ndr ), costituimmo una società nostra. I risultati furono talmente buoni che in tre anni portammo la nuova azienda (che poi confluì, a sua volta, in Bolzoni) da 700 milioni a 5 miliardi di lire di fatturato. Da quel momento fui investito della completa responsabilità dell’intera gestione Bolzoni». Il terzo passaggio fu quello decisivo per altri aspetti. «Dal momento che le nostre esportazioni erano già oltre il 50% della produzione, avemmo l’idea di aumentare del 30% il capitale e poi di quotarci in Borsa, nel 2006», spiega Bolzoni. «Il quarto passaggio è stato il doverci confrontare con l’irrompere sulla scena, nel 2008, della più tremenda crisi economica mai conosciuta: fatturati ridotti del 50% e prospettive per il futuro plumbee. È stato uno dei momenti più dolorosi della mia vita», ammette il presidente di Confindustria Piacenza, «anche perché per poter sopravvivere come azienda, fummo costretti a tagliare circa 200 posti di lavoro. Ma non ci siamo limitati solo a spedire lettere di licenziamento: abbiamo parlato con ciascuno delle persone di cui abbiamo dovuto fare a meno, per spiegare la necessità. Fu terribile e purtroppo lo è anche ora (benché il 2011 sia andato un po’ meglio), perché l’andamento dell’economia mondiale induce ancora a non poche preoccupazioni». Che cosa è possibile fare per affrontare questa situazione? «La ricetta», chiosa Bolzoni, «è sempre la stessa: lavorare, lavorare e lavorare. Non conosco altro modo».

SFATARE UN MITO
Il libro edito da Franco Angeli con i risultati dell’indagine commissionata da Emilio Bolzoni all’Università Cattolica sugli infortuni sul lavoro nelle aziende del manifatturiero nel Piacentino. Secondo La sicurezza diseguale, il 70% delle imprese studiate hanno un grado di sicurezza superiore a quello di altri comparti tradizionalmente considerati più “puliti”