Da sx il senatore Francesco Casoli, il senatore Andrea Marcucci, l’onorevole Massimo Calearo, l’onorevole Francesco Divella e il senatore Santo Versace

Imprenditori e politici: Berlusconi non è stato il primo e non sarà l’ultimo. Gli uomini d’affari in parlamento sono 114, e se ai capitani d’industria aggiungiamo i manager arriviamo ad un partito trasversale che avrebbe il 27% dei seggi. Matrimonio d’amore o d’interesse, la vera domanda da fare agli imprenditori prestati alla politica è un’altra: come si fa a gestire (bene) un’azienda quando si è impegnati a Montecitorio o a Palazzo Madama? E chi viene prima, la cosa pubblica o gli affari privati?

«Ci ho guadagnato poco più di una fornitura militare», taglia corto, con una battuta, Francesco Divella, imprenditore della pasta e deputato di Futuro e Libertà. Quasi a dire che il tornaconto economico, se anche c’è, non è di quelli che giustificano la discesa in campo. Insomma, il maggiore profitto non è la molla che spinge un industriale a candidarsi, tutt’al più una conseguenza non tanto del potere politico (sarebbe conflitto di interessi e reato) ma di una più fitta e ampia rete di relazioni. Perchè se non fosse per altre e più nobili motivazioni, non avrebbe senso (economico) lasciare l’azienda per Roma: gli affari di famiglia si seguirebbero meglio da casa. «Ho tre figli: un maschio, una femmina e la mia fabbrica», continua Divella, classe 1944, terza generazione della storica famiglia di pastai pugliesi, oggi un gruppo da oltre 200 milioni di euro di ricavi, «e passo qui tutti i giorni, dalle 7.30 fino a sera tranne mercoledì e giovedì, quando vado in Parlamento». Per star dietro alla fabbrica di Rutigliano, nel barese, l’onorevole ed ex senatore non è sceso a compromessi e ha preferito fare alcune rinunce: «Per esempio non più altri incarichi di palazzo, adesso sono più importanti le centinaia di famiglie a cui do lavoro, la sento come una forte responsabilità».

Ma due poltrone non sono sempre, e comunque, meglio di una soltanto? Non proprio. Sedere a Roma significa inevitabilmente lasciare un posto (temporaneamente) vuoto nel board della società. È vero, oggi con la tecnologia si può essere sempre tele-presenti, ma non è la stessa cosa. «Ho l’azienda nel cuore e nel telefono, ma da quando sono stato eletto in Parlamento è il nuovo a.d. che dirige il gruppo», racconta Massimo Calearo, classe 1955, onorevole eletto nelle file del Pd, poi entrato nel gruppo dei responsabili per sostenere il governo Berlusconi. E così la Calearo antenne, 50 milioni di fatturato e 450 dipendenti, di cui 190 nella fabbrica di Isola Vicentina, da due anni è amministrata da Vito Rotondi, «un a.d. coi fiocchi, parola del suo presidente», scherza il deputato, anche lui uno che si alza all’alba, verso le 5, per arrivare presto in azienda, dove c’è sempre qualcuno perché si lavora su turni, e restarci fino all’ora di cena. «A Roma vado in aereo martedì pomeriggio e torno a casa giovedì per pranzo. Ma con l’iPad lavoro anche a distanza, durante i tempi morti».

C’è poi chi è convinto di aver fatto il bene dell’azienda nel momento stesso in cui l’ha lasciata per un posto a Palazzo Madama. È Francesco Casoli, senatore della Repubblica e presidente del gruppo marchigiano Elica, cappe da cucina. Uno che imprenditore ci è quasi nato, quando nel 1978 ad appena 17 anni, è entrato nell’azienda di famiglia. Poi succede che nel 2006 viene eletto a Palazzo Madama nelle file del Pdl, e allora Casoli lascia l’azienda nelle mani di un nuovo ceo. «La mia avventura in politica ha portato una salutare ventata di cambiamento in Elica, è arrivato un nuovo amministratore con molta grinta e una bella visione del business. Allora mi son detto: largo ai giovani, non a parole, ma coi fatti. La delega è assoluta, io non giudico le singole scelte, ma guardo i risultati finali. E vanno bene». Per Casoli la proprietà deve sempre essere separata dalla gestione: fa bene al business. La sua settimana tipo? Al lavoro il lunedì mattina, ma già nel pomeriggio parte per Roma e incontra il suo presidente di commissione, Gasparri. In aula da martedì a giovedì mattina, poi torna nelle Marche. Il venerdì è tutto dedicato al punto d’ascolto: tre ore con i cittadini che vogliono andare a trovarlo, mentre il sabato l’agenda prevede il giro delle città che compongono il suo collegio. «La domenica? Solo in bicicletta».

Vita dura, quella del politico con azienda sulle spalle. Per fortuna la fatica è il loro mestiere. «L’imprenditore è abituato a ritmi di lavoro notevoli e per questo non ho nessuna difficoltà a dedicarmi all’impresa e alla politica con lo stesso impegno», ci confessa Santo Versace, presidente della Gianni Versace Spa. «Amo il lavoro e riesco a organizzarmi grazie all’aiuto di una struttura efficiente». Non era meglio restare un imprenditore puro? «Ho accettato di fare il parlamentare perché ho due figli e voglio dare il mio contributo per costruire il loro futuro».Un pendolare della politica è anche il Senatore del Pd Andrea Marcucci gruppo farmaceutico Kedrion. Lucca-Roma è il suo tragitto: ogni settimana, tutte le settimane. «È così che si arriva all’86,39% di presenze in aula», dice a Business People, citando i dati di Open Parlamento, il sito che racconta cosa fanno e quanto lavorano parlamentari e senatori. «Ho lasciato la poltrona di ceo della nostra azienda più grande. È vero, sono membro di diversi Cda, seguo strategie e scelte importanti, ma ho dirette responsabilità solo su deleghe specifiche e settoriali. Da questo punto di vista», continua, «il mio vantaggio è stato avere un fratello e una sorella con responsabilità, preparazione e dedizione nei confronti delle imprese». Insomma, per Marcucci vale la stessa regola di molti altri imprenditori politici: per il bene dell’azienda bisogna delegare.

SENATORE FRANCESCO CASOLI, classe 1961, imprenditore, eletto nelle Marche la prima volta nel 2006, membro del gruppo PdL e della commissione permanente Industria, commercio e turismo. Altri incarichi: tra il 2005 e il 2006 è stato presidente provinciale di Assindustria. L’AZIENDA: Elica, quotata dal 2006 nel segmento Star di Borsa Italiana, ha un fatturato di 368 milioni di euro, occupa oltre 2.800 dipendenti e ha nove stabilimenti nel mondo: in Italia, nelle Marche poi in Polonia, Messico, Germania, India e Cina. Nel 2011 è arrivata prima nella classifica italiana dei migliori posti di lavoro. LO STIPENDIO: nel 2010 ha dichiarato 609.425 euro di reddito imponibile

SENATORE ANDREA MARCUCCI, classe 1965, imprenditore, eletto in Toscana nel 2008 per il Pd, è segretario della commissione per l’Istruzione pubblica e i beni culturali e membro della delegazione italiana all’Osce e del gruppo di collaborazione Senato-UNESCO. L’AZIENDA: dal 2008 Marcucci è direttore della business unit Plasma, all’interno del gruppo farmaceutico Kedrion (239,5 milioni di euro di fatturato nel 2009), e amministratore delegato della controllata Haemopharm Inc. Si occupa anche delle attività turistiche della famiglia, in particolare del Ciocco Spa. LO STIPENDIO: nel 2008 ha dichiarato un reddito di 220 mila euro.

ONOREVOLE MASSIMO CALEARO, classe 1955, imprenditore, eletto in Veneto nel 2008 per il Pd. È presidente della Calearo Group. Altri incarichi: sino al 2008 presidente nazionale di Federmeccanica, di Confindustria Vicenza e membro del Cda di Unicredit e Athesis editrice. L’AZIENDA: Calearo Antenne ha un fatturato 2010 di oltre 51,5 milioni di euro. Il gruppo impiega 450 persone. LO STIPENDIO: nel 2010 ha dichiarato 234 mila euro.

ONOREVOLE FRANCESCO DIVELLA, classe 1944, imprenditore, eletto in Puglia nel 2008 nelle liste del Pfl, poi passato a Futuro e Libertà nel 2010. In politica anche il cugino Enzo, Pd, presidente della Provincia di Bari tra il 2004 e il 2008. L’AZIENDA: da quattro generazioni Divella produce pasta. Oggi lo fa nei suoi tre stabilimenti pugliesi, dove lavorano circa 400 persone. Il fatturato 2010 è stato di oltre 200 milioni di euro. LO STIPENDIO: nel 2010 ha dichiarato un imponibile di 588 mila euro.

SENATORE SANTO VERSACE, classe 1945, imprenditore, eletto in Calabria nelle liste del Pdl, fa parte della commissione Attività produttive, commercio e turismo. L’AZIENDA: è presidente della Gianni Versace Spa, che ha chiuso il 2010 con un fatturato totale di 292,3 milioni di euro, in crescita del 9,1% rispetto all’anno precedente. LO STIPENDIO: nel 2010 ha dichiarato 604 mila euro. L’anno precedente, con oltre cinque milioni di euro di reddito imponibile, lo stilista italiano era il secondo parlamentare più ricco dopo Silvio Berlusconi.