Northwall: avere la sicurezza in testa

I membri di un elisoccorso del 118 Saer con indosso i caschi Northwall

I suoi “elmet” (caschi, in dialetto parmense) li indossano gli agenti della Polizia federale tedesca e quelli del GSG9, ossia i corpi speciali dell’antiterrorismo teutonico. Stesso dicasi per i vigili del fuoco della Corea del Sud, per i poliziotti giapponesi di Tokyo e Kobe, gli uomini del settore aereospaziale della Mitsubishi, fino ai protagonisti di Alien: Covenant , l’ultimo film firmato da Ridley Scott. Già, perché tra gli ordini commissionati alla Northwall ne è arrivato uno nei mesi scorsi direttamente dalla sede della Universal Studios di Londra. «Lo abbiamo prodotto con lo stesso grande impegno che dedichiamo a ogni lavoro», spiega Gianluca Martini, quasi a voler sminuire la portata di quell’incarico. Quarantanove anni, da Parma, una laurea a metà in Ingegneria, esperienze professionali nel settore della tecnologia applicata al soccorso che l’hanno portato fino in Usa e Messico, Martini è il vicepresidente di Northwall, giovane e piccola azienda del comune di Langhirano, in quelle valli parmensi famose in tutto il mondo per il prosciutto. Dopo aver avviato nel 2001 la Inkay Technology, insieme alla moglie designer Alessandra Freschi, l’imprenditore tre anni fa ha fondato Northwall, affiancato sempre dalla consorte e da Nicola Campani (presidente), imprenditore nel settore dei servizi biomeccanici e sanitari. A unirli, la comune esperienza come volontari del soccorso alpino.

Partiamo dalla vostra passione per il soccorso alpino. Possiamo dire che le origini di Northwall stanno proprio in questa attività di volontariato?
In un certo senso, sì. Nicola e io, i due soci fondatori, siamo da molti anni volontari del soccorso alpino, per la precisione operatori tecnici di soccorso su elicottero. Ci occupiamo di gestire la sicurezza a bordo del mezzo a terra e durante le operazioni di soccorso, per fare lavorare al meglio il personale del 118. È stata questa comune esperienza a favorire la nascita della nuova azienda.

Come è accaduto?
In maniera molto semplice. Nel tempo ci siamo resi conto che i caschi a disposizione per viaggiare in elicottero erano troppo grandi e ingombranti, scomodi e anche poco sicuri. Abbiamo messo insieme professionalità e competenze provando a progettarne un prototipo, lanciato sul mercato quattro anni fa tramite uno spinoff interno a Inkay, senza che Northwall fosse ancora nata. La risposta è stata molto positiva, così abbiamo avviato la nuova attività.

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UNENDO PROFESSIONALITÀ

E COMPETENZE,

L’INNOVAZIONE CI HA PERMESSO

DI SFONDARE IN UN SETTORE

“FERMO” DA VENT’ANNI

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E vi siete specializzati nella produzione di caschi, sia da volo che non. Qual è stata l’innovazione che avete apportato e che vi ha permesso di aprire una breccia in questo mercato?
Ci sono due multinazionali che producono caschi da volo, una statunitense e l’altra anglo-americana. Fanno caschi militari da elicottero, dedicati soprattutto al mondo civile e militare. Tenga conto che si tratta di un mercato di nicchia, dove vengono prodotti tra i 5 e i 9 mila pezzi l’anno; noi ne facciamo un migliaio. Tuttavia, da 20 anni nessuno faceva innovazione di prodotto. Se gli utenti manifestavano nuove esigenze in termini di sicurezza, si rispondeva aumentando le dimensioni del casco e rendendolo più ingombrante. Noi invece abbiamo ridotto del 20% il volume, lavorando principalmente sulla funzione ergonomica, utilizzando materiali compositi e un gel di assorbimento degli urti prodotto in Giappone, rivelatosi molto performante. Abbiamo lavorato molto anche sul design, introducendo nervature e irrigidimenti strutturali dovuti alla geometria del pezzo che ne hanno aumentato gli indici di sicurezza.

Northwall però non produce soltanto caschi. Giusto?
No, ci siamo specializzati anche in medical device, ambito che oggi rappresenta il 40% della nostra produzione. Parliamo di barelle particolari, progettate per essere impiegate in un ambiente confinato, di montagna o in acqua, per soccorsi in situazioni estreme. Inoltre, abbiamo sviluppato un’area interna relativa alla formazione su questi temi.

Facciamo una fotografia dell’azienda oggi.
È un’azienda che ha appena inaugurato la nuova sede da 500 mq in un capannone di Cascinapiano, nel comune di Langhirano (Pr), che ha raddoppiato il fatturato arrivando l’ultimo anno a mezzo milione di euro, con i tre soci di maggioranza che vi lavorano, altri shareholder che hanno investito e ci danno una mano a livello gestionale-amministrativo e un indotto che coinvolge almeno cinque piccole aziende artigiane del territorio parmense.

Cosa c’è nel vostro futuro?
Lavoriamo per il 90% sull’export, soprattutto in Germania, Inghilterra, Francia, Usa, Canada, Spagna, Giappone e Australia. Puntiamo a raggiungere nuovi mercati come Thailandia e Indonesia, a incrementare il mercato inglese dopo l’apertura di una filiale a Manchester, in collaborazione con il nostro distributore, e ad aprire un’unità produttiva negli Stati Uniti, probabilmente nella costa Ovest. Oltre a questo, intendiamo incrementare le performance sulla sicurezza del casco, cercando di fornire un prodotto molto leggero e sicuro sia per chi si occupa di soccorso sia per le forze dell’ordine.