Riccardo Garrone  © Getty Images

Riccardo Garrone

Addio a Riccardo Garrone, imprenditore genovese che ha portato al successo l’azienda di famiglia Erg e che domani, il 23 gennaio, avrebbe compiuto 77 anni. Tutta Genova è in lutto per uno dei suoi rappresentanti più illustri, che negli ultimi anni – nonostante la promessa fatta al padre – ha guidato anche la Sampdoria, squadra di calcio che ha prima salvato dal fallimento, e poi portato fino alle porte della Champions League e al quale è rimasto vicino soprattutto dopo la retrocessione in Serie B.
Nella sua vita non solo petrolio e pallone, ma anche cultura e scienza hanno caratterizzato la vita di Riccardo Garrone che, attraverso la fondazione dedicata al padre, si è impegnato per la diffusione della cultura, dell'arte e della scienza. Cavaliere del Lavoro dal 1993, Garrone continuava a progettare, anche in questi mesi, nonostante fosse minato dalla malattia: lo stadio nuovo per la sua Samp e 'Wow' per divulgare la scienza che cominciava a muovere i primi passi. Il Cv sul sito Erg
Sposato, con sei figli, Garrone aveva conseguito la maturità classica al liceo D'Oria e, nel 1961, si era laureato in Chimica Industriale all'Università di Genova.
Nel giugno 2005 gli era stata conferita dall'Università di Genova la Laurea honoris causa in Ingegneria Chimica. La Erg, azienda di famiglia, ereditata dal padre, l'ha guidata facendola diventare grande, fino a passarla al figlio Edoardo, il maggiore dei sei figli, proprio come ha fatto per la Sampdoria, acquistata nel 2002 dal figlio dell’amico Paolo Mantovani, storico presidente blucerchiato, per salvarla dal fallimento. Il ricordo dei tifosi
Oltre che presidente di Confindustria Genova per due mandati (1983-1986 e 1998-2000), Riccardo Garrone ha contribuito alla nascita dell’Aipi (Associazione Industria Petrolfera Italiana) e nel 1991 ha contribuito alla ricostruzione del Teatro Carlo Felice di Genova. Nel 2002 è stato nominato presidente di Mus-e Italia. In politica si era impegnato con il Pri. Generoso, ma deciso. Come dimostra la sua storia con Antonio Cassano, il giocatore riportato in Italia dal Real Madrid, amato e coccolato, protetto. Ma allontanato senza tentennamenti dopo gli insulti ricevuti. “Per me era quasi un figlio”, diceva.